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La prima immagine della Cina che ci troviamo di fronte sono i Panda della “Chengdu Research Base of Giant Panda Breeding”. Sono il simbolo del Paese, la sua immagine campeggia dappertutto. Le leggi cinesi vietano rigorosamente la caccia. Ai contadini che salvano uno di questi animali viene offerta una ricompensa pari al doppio del salario annuale, i bracconieri vengono condannati all’ergastolo o perfino alla pena di morte.

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Lussureggianti colline terrazzate, campi verdi e villaggi pittoreschi questa è l’espressione “pittorica” in cui si muovono gli abitanti delle zone rurali. E’ sempre più forte la separazione con la società urbana. Decine di milioni di lavoratori migranti si spostano tra questi due mondi, ma le famiglie che si lasciano alle spalle devono affrontare una vita molto difficile.

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A Shidong è il giorno del Sister’s Meals. Si sa che sono oltre 500 anni che i Miao danzano e ballano al ritmo del tamburo nella giornata di San Valentino. Le ragazze preparano le palle di riso colorate che all’interno racchiudono il messaggio di risposta da dare al corteggiatore. Dei bastoncini di riso rappresentano l’accettazione della proposta di matrimonio, una foglia d’albero il fidanzamento, aglio o peperoncino la risposta negativa della ragazza. Oggi questi elaborati riti legati al matrimonio non esistono più , sopravvivono degli assaggi di quella cultura, nei balli e nei costumi della festa tradizionale.

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Nei paesi Dong da sempre svettano le torri del tamburo, nel passato utilizzate per avvertire il villaggio di un pericolo (attacchi nemici, incendi) o per richiamare l’attenzione in caso di una particolare celebrazione. Utilizzate anche come punto d’incontro nel tempo libero degli abitanti. Nel villaggio di Chejiang resiste la tradizione, nella cittadina di Conjiang i cambiamenti sociali e l’ampiezza della modernizzazione hanno modificato gli elementi urbanistici più classici.

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Generazione di anziani: portano con sé le vestigia di un’antica cultura e i ricordi della storia cinese. Hanno visto prima scomparire la civiltà più antica del mondo, nel 1949, quando Mao affermò che “il popolo cinese si è alzato in piedi” e dichiarò la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Oggi sono spettatori di un mondo nuovo, portato avanti dalla generazione Hi-Tech, e della restaurazione e riabilitazione di Confucio e della sua scuola.

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Nel Guizhou le grandi opere infrastrutturali non hanno ancora stravolto la geografia del Paese. Nelle aree montuose sopravvivono le case tradizionali in legno dei Miao, Dong e Bouyi, spesso abbarbicate in cima a scarpate . Nell’entroterra del Fujan resistono come fortezze inespugnabili le case fortificate degli Hakka.

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Il paesaggio è in prevalenza verde, ricco di foreste e punteggiato di montagne scenografiche con gole, cascate e fiumi. La Cina si evolve ma qui fortunatamente in modo quasi impercettibile.

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Ecco gli attori della resistenza alla trasformazione profonda causata dello sviluppo economico e dalla pressione demografica che hanno messo in dubbio la capacità delle risorse naturali di rigenerarsi. La Cina conserva alcune delle bellezze naturali e delle minoranze etniche più spettacolari al mondo. Solo se prevarranno un nuovo atteggiamento verso lo sviluppo e di rapporto nei confronti della terra queste ultime “enclave” tradizionali rimarranno parte viva dell’identità nazionale del Paese.