Viaggi in Buthan

TOUR L’ULTIMO REGNO IMMACOLATO

 Il Bhutan, fino a tempi recenti una delle nazioni meno accessibili al mondo, è anche l’ultimo regno buddhista indipendente dell’Himalaya. Questo viaggio offre l’opportunità di assistere a due festival: il celebre tsechu di Paro, protagonista del quale sono le danze cham di monaci e laici che assumono le sembianze di divinità irate e compassionevoli, eroi, demoni e animali e il meno noto festival di Gasa, nella regione nord-occidentale del paese dove risiede la tribù Layap. Tale etnia è caratterizzata da propri usi e costumi più simili a quelli tibetani e parla una lingua del ceppo tibeto-birmano , diversa dallo dzongkha, lingua ufficiale del Bhutan. Le donne indossano il tipico cappello conico fatto di strisce di bamboo scuro. I Layap sono nomadi originari del Tibet, da dove vennero banditi nel XV secolo. Le loro abitudini non sono molto cambiate nel corso dei secoli, rimangono legate alla pastorizia e all’agricoltura. Essi chiamano la loro casa “bey-yul”, il tesoro nascosto protetto da un antico cancello attraverso il quale si accede ai villaggi.
La scarsità della popolazione e l’adozione di una politica di tutela delle risorse naturali fanno del Bhutan una sorta di immenso parco naturale himalayano, ancora popolato dalle specie animali e vegetali ormai scomparse in altri paesi di questa regione. Con le sue alte montagne innevate, le gole scure in cui riecheggia il fruscio dei torrenti, le vallate color smeraldo silenziose sotto il sole e le foreste brulicanti giorno e notte di ogni forma di vita, il Bhutan non possiede città così come le intendiamo noi e ha non più di una mezza dozzina di strade asfaltate di una qualche importanza. Timphu, costituita da poche centinaia di abitazioni e botteghe con la facciata in legno, potrebbe apparire come la sede del governo più bucolica del mondo per l’assenza di semafori.  Città come ParoTrongsaPunakha, con i loro edifici decorati e dipinti, sembrano essersi materializzate dalle illustrazioni delle fiabe. La mistica valle del Bumthang è indissolubilmente legata alle vicende del protagonista assoluto che accompagna il viaggiatore lungo i sentieri della natura e della conoscenza del regno : Guru Rimpoche o Padmasambhava, “colui che nacque dal fior di loto”.
Mettete da parte scetticismo e razionalità e lasciatevi andare a fantasia e felicità nel Regno del Drago. (foto di Angelica Pastorella)

immagine_01Il Pazzo Divino

“Tutti voi, ascoltatemi. Sono Drukpa Kuenley di Ralung e sono venuto per aiutarvi, senza pregiudizio. Dove posso trovare il miglior chang (alcool) e le donne più belle? Ditemi!” Così Drukpa Kuenley si presentò al suo arrivo in Bhutan nel XV secolo. Da allora, il Lama è stato uno dei santi buddhisti più insoliti e popolari del Bhutan. Drukpa Kuenley discendeva dal più alto lignaggio spirituale. Tuttavia il suo vivido ricordo è legato particolarmente agli inconsueti insegnamenti che egli dispensava nella maniera più inaspettata, spesso con forti contenuti sessuali. Per questo motivo fu soprannominato “Il pazzo divino”. Durante il corso della sua vita, il Lama spesso utilizzò il suo fallo come strumento simbolico di insegnamento . Drukpa Kuenley sentiva che la rigidezza del clero e le convenzioni sociali impedivano alla gente di apprendere i veri insegnamenti buddhisti. Per questo motivo egli esercitava una condotta scioccante, offensiva e oscena. Le sue azioni erano volte deliberatamente alla provocazione in modo da indurre le persone al disprezzo dei preconcetti. Le armi di Drukpa Kuenley erano la risata, la derisione, e lo shock psicologico. Lungi dal limitare i suoi attacchi ai monaci orgogliosi ed opulenti, egli li dirigeva contro tutto ciò che rivelava ignoranza, dogmatismo, egoismo, pesantezza di spirito. Seppur egli adoperasse un vocabolario alquanto volgare, era solamente per infrangere i pesanti atteggiamenti dei suoi ascoltatori, per farli aprire e poter seminare in essi un seme di risveglio. Adottando un comportamento inatteso, sconveniente da parte di un religioso, talvolta perfino crudele, egli lo faceva sempre per l’amore verso gli esseri, al fine di liberarli dalle imposizioni mentali. Secondo la namthar (storia religiosa), il Lama era solito sfilarsi gli stracci di dosso e appenderli ai raggi del sole. Egli rappresentava il potere del bene sul male.
   Il lama è noto soprattutto come Santo della fertilità. Migliaia di pellegrini visitano il Chimi Lakhang e numerose sono le coppie ancora oggi in cerca della benedizione e di un miracolo da parte del Maestro.
Lama Drukpa Kuenley (1455-1529) era neljorpa, un monaco errante originario del Tibet che vagava tra le valli himalayane. Studiò presso il monastero di Ralung e fu discepolo di Pema Lingpa, iniziatore della stirpe regale da cui derivano i Wangchuck, attuale famiglia reale del Bhutan.