Il Viaggi in Ciad

TOUR TIBESTI

Il Tibesti, a nord di Faya Largeau, capoluogo della regione del Borkou, è il più vasto massiccio montuoso del Sahara, esteso per circa 100.000 chilometri quadrati, con alcune cime superiori ai 3.000 metri, come l’Emi Koussi, 3.415 m, il Tarso Emissi, 3.376 m, il Pic Toussidé, 3.315 m.. E’ uno degli angoli più misteriosi dell’intera Africa e visitarlo, resta uno degli “spot” di tutti gli appassionati di Sahara e grandi viaggi. Lasciata la capitale N’Djamena percorreremo la depressione del Bahr El Ghazal, antica pista che un tempo fungeva da collegamento tra l’Africa Nera ed il Mediterraneo. La rara vegetazione lascerà spazio alle sabbie dell’Erg du Djurab, fino a Faya Largeau, capitale del Borkou. Poi anche le sabbie spariranno, il paesaggio diventerà sempre più aspro e la pista impegnativa. Enormi bastioni di arenaria ci accompagneranno fino a Yebbi Bou, con le capanne tipiche dei nomadi Teda. Poi, il più grande massiccio del Sahara, il Tibesti, ci avvolgerà: aggireremo i complessi vulcanici del Tarso Vonn e Toon per arrivare a Bardai, capoluogo regionale. La pista salirà oltre i 2000 metri, fino a raggiungere l’ irreale Trou au Natron. Poi scenderemo lungo l’Enneri Tao fino ai villaggi antistanti Zouar, dove risiede il Derdé, massima autorità politica e religiosa tra i Teda del Tibesti. Abbandonati i contrafforti montuosi  attraverseremo le dune nella regione del Kanem per far rientro a N’Djamena. Terminerà qui la nostra avventura tra dune di sabbia, rocce, canyons, guglie e pinnacoli d’arenaria.

immagine_01Il Trou au Natron

E’ un luogo sahariano leggendario, nella zona Nord-Occidentale del Tibesti, uno degli spettacoli mozzafiato della Terra. Una caldera profonda 700 metri con ben 6 chilometri di diametro. Il sistema vulcanico è quello legato al vulcano spento del Pic Toussidè, che dopo aver svuotato la camera magmatica di gran parte della lava, ha provocato un’enorme esplosione, grazie ai gas che nel frattempo si sono sviluppati al suo interno. Fluidi caldi ancora percolano tra le rocce del sottosuolo, grazie al lento raffreddamento del vulcano, permettendo il deposito di natron (sodio carbonato) sul fondo della caldera e rendendo ancora più suggestiva e affascinate questa visione naturale. La presenza dell’uomo è infinitesimale, qualche pastore Teda che conduce dromedari, capre e asini sul fondo del cratere per la cura degli stessi con il carbonato idrato di sodio e per la raccolta del sale. E quando la pista raggiunge i 2000 metri, ai margini del vulcano, la sensazione è quello di sbarcare su un nuovo pianeta, come un ritorno alle origini.