Viaggi in Egitto

SPEDIZIONE NEL GILF KEBIR E JEBEL UWEINAT

Questa volta si parte per il Gilf Kebir, l’ altopiano che emerge dal deserto del Grande Mare di Sabbia, fino a raggiungere il Jebel Uweinat, la “montagna delle piccole sorgenti”, un massiccio -isola nel cuore del deserto dove Libia, Egitto e Sudan si incontrano, proprio là, dove si pensa si possa nascondere l’antica oasi di Zerzura, ipotetico paradiso fatto di palme rigogliose e di sorgenti gorgoglianti. Dall’oasi di Baharia  imboccheremo la pista per  Ammonite Scarp, luogo di ritrovamento di milioni di fossili marini. La nostra carovana farà poi sosta ad Abu Ballas, la “Collina dei Vasi”, importante stazione di rifornimento d’acqua sulla via fra Wadi El Natroun e l’Egitto sud-occidentale.  Quindi ci immergeremo negli scenari spettacolari del Wadi Wassa, forse il più sorprendente dell’intero Gilf Kebir per procedere verso ovest fino alla montagna dell’Uweinat, attraverso scenari di bellezza selvaggia e siti di arte rupestre con figure dipinte a più colori, fino al capolavoro dei capolavori, la Mestikavy Cave o Grotta Foggini, scoperta solo nel 2002. A seguire, un’altra meraviglia rupestre, la Grotta dei Nuotatori nel Wadi Sura, divenuta celebre grazie al film “Il Paziente Inglese”. Procedendo, poi, verso il Mare di Sabbia, sosteremo a Silica Glass, luogo di ritrovamento del cosiddetto “vetro libico”, semplice biossido di silicio formatosi probabilmente da un impatto di un enorme meteorite sulla sabbia del deserto. Attraverso lo sconfinato Gran Mare di Sabbia raggiungeremo Ain Dalla, dove si pensa sia avvenuta la scomparsa di Cambise e della sua armata. Un ultimo surreale passaggio attraverso il White Desert  prima di rimboccare la strada asfaltata e far ritorno al presente.

immagine_01L’Impresa

Attraversare il Gilf Kebir a bordo di un fuoristrada non è impresa da tutti ma c’è chi si è veramente superato: Stefano Miglietti, imprenditore bresciano di 47 anni, con la passione dell’alpinismo e delle sfide al limite delle possibilità umane, nel dicembre del 2006 ha superato l’impresa di attraversare a piedi il Gilf Kebir. E’ riuscito a percorrere   un tragitto di 340 km in soli tre giorni e cinque ore, ad una velocità media oraria di 9 Km/h. Una tabella di marcia impressionate: 12 o 15 ore al giorno di camminata caricandosi del minimo indispensabile per sopravvivere, uno zainetto contenente barrette energetiche, proteine da sciogliere ed acqua, almeno quattro litri al giorno, recuperati lungo il percorso. E dopo il tramonto ci si riposa, troppo pericoloso proseguire al buio su quel tipo di terreno.  La sua è stata una corsa solitaria, non come tre anni prima, quando accompagnato da un gruppo di tuareg, che lo soprannominarono “Rajil Cra”, l’uomo che corre, attraversò un altro deserto mitico, l’Erg di Murzuq in Libia.