AMERICA CENTRALE

TOUR GUATEMALA, EL SALVADOR, NICARAGUA

L’America Centrale, vero e proprio “ponte” fra le due Americhe costituisce un affascinante mosaico di storie e di popoli in cui sono ancora vivi il carattere e la cultura di antichissime civiltà. Il nostro viaggio inizierà dal Guatemala, con un’indimenticabile escursione al Parco Nazionale di Tikal, dove le straordinarie vestigia dei templi maya ci proietteranno in un’atmosfera primitiva e surreale. Ci addentreremo nella regione degli Altopiani, sostando per una breve tappa al sito archeologico maya di Iximché, le cui rovine sono state dichiarate Monumento Nazionale, per arrivare in uno dei luoghi più stupefacenti del Paese, il Lago di Atitlán. Qui lo sguardo abbraccia i colori e le forme più disparate, a partire dalle scintillanti acque del lago, raccolte in una caldera formatasi migliaia di anni fa, alle sgargianti coltivazioni delle dolci colline circostanti, ai torreggianti vulcani che incombono sul paesaggio, rendendo questo angolo guatemalteco unico e spettacolare. Saliremo a 2000 metri di altitudine per raggiungere la piccola cittadina di Chichicastenango e passeggiare nel suo coloratissimo mercato, per poi riscendere e attraversare le placide acque del lago arrivando a Santiago de Atitlán, che sorge in una stretta laguna tra i vulcani Tolimán e San Pedro, in cui si respirano ancora lo stile di vita ed i costumi tradizionali dei maya tz’utujil. Proseguiremo per la bellissima Antigua con le sue stradine acciottolate, le terrazze e gli edifici coloniali, prima di varcare il confine con il piccolo stato di El Salvador, assaporando il fascino d’altri tempi nella città coloniale di Suchitoto e visitando Joya de Ceren, sito Patrimonio dell’Umanità, conosciuta come la “Pompei d’America”. Approderemo quindi in Nicaragua, un paese che sorprende  sempre. Ci arriveremo in modo insolito dal mare, attraversando il Golfo di Fonseca, per raggiungerne quindi il cuore pulsante, per comprendere sia la storia coloniale -che ha lasciato preziose testimonianze nelle città- sia la storia difficile e recente che ha trasformato questa società in una delle più pacifiche e accoglienti del continente. Scoperti i magnifici scorci urbani di Leon ci muoveremo verso Granada, il cui centro storico è un autentico gioiello, con gli edifici in stile coloniale dipinti con colori sgargianti, le viuzze e i tipici caffè. Esploreremo i dintorni della città con un’escursione al Parco Vulcanico di Masaya, prima di immergerci nel più famoso mercato artigianale del paese e rimanere abbagliati dalle candide casette dei Pueblos Blancos. Visiteremo l’arcipelago vulcanico di Las Isletas, il cui ricco ecosistema tropicale ospita uccelli rari, scimmie e fiori variopinti, per concludere,  il tour sulla piccola isola di Little Corn Island (soggiorno facoltativo post tour), dove le spiagge di finissima sabbia bianca, le acque cristalline e le palme fanno da sfondo ad un angolo autenticamente paradisiaco.

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immagine_01 Maximón

Conosciuto dagli spagnoli con il nome di San Simón e dagli antichi maya come Rilaj Maam, il Maximón è la divinità maggiormente venerata nella regione degli altopiani in Guatemala, in particolare a Santiago de Atitlán. La sua natura enigmatica, a metà tra santo e spirito maligno, è stata protagonista di un interessante fenomeno di sincretismo religioso, integrandosi nella religione cristiana a partire dai culti mistici precolombiani dei primissimi abitanti dell’area. Si pensa infatti che sia una via di mezzo tra una divinità maya, la figura del conquistador spagnolo Pedro de Alvarado e Giuda Iscariota. Questa bizzarro incrocio si riflette anche nella sua effige, dalla parvenza quasi grottesca, generalmente una statua lignea vestita con abiti eleganti, cravatta, doppio petto e due cappelli in testa, avvolta in sgargianti sciarpe di seta, con un grosso sigaro in bocca e talvolta con vistosi occhiali da sole. I doni prediletti dal Maximón sono le sigarette “Payaso” e il rum “Venado”, ma anche sigari o una normale aguardiente (acquavite) è ugualmente apprezzata. La statua viene generalmente custodita da un membro di una cofradía, confraternita religiosa maya, innescando una gara tra i confratelli per accaparrarsi il privilegio di ospitare il simulacro del Maximón, al quale deve essere dedicato per un anno intero una stanza, decorata con frutta, fiori e lucine elettriche, che diventa un’incessante meta di pellegrinaggio ad ogni ora del giorno e della notte. Ogni anno l’effige del santo viene spostata in un luogo diverso, usanza che secondo gli antropologi mira a ridistribuire periodicamente l’equilibrio del potere.