IRAN

IL NORD, I MEDI E IL MAR CASPIO

Kurdi, Armeni , Azeri e prima ancora gli antichi Medi di Ecbatana – il variegato crogiuolo che ha influenzato la storia, la lingua e la cultura persiana è protagonista di un itinerario nel Nord dell’Iran fuori dai circuiti classici. Un mix di archeologia, storia, tradizioni e insolite formazioni naturali, come le grotte sotterranee di Ali Sadr , ancora poco conosciute dal turismo italiano. Sbarcati con un volo dall’Italia direttamente a Kermanshah e varcate leorgogliose montagne dello Zagros e degli Elbur, attraverso le fertili valli che toccano parte dell’antica Mesopotamia, le esperienze del viaggio ci condurranno fino al Mar Caspio, dove la matrice talesh e gilaki della regione del Gilan confermerà per l’ennesima volta la multiculturalità del Paese.  Dario I di Persia in pieno V sec. a.C. fu precursore di questa straordinaria capacità di inglobare e far convivere diverse etnie e il sito di Bisotun, dove affisse quell’ importantissimo documento cuneiforme in tre lingue – persiano – elamita e babilonese – ne è testimonianza tuttora viva. Sanandaj, roccaforte della cultura kurda iranica, ci stupisce con il suo fare ospitale e accogliente. Da qui in un attimo si raggiunge uno dei luoghi più indimenticabili del Paese –  Takhte Soleiman:  i resti dell’antico Tempio del Fuoco ci danno il benvenuto in quello che un tempo fu il centro spirituale dell’antica religione della dinastia  sassanide, lo Zoroastrismo. Salendo ancora ecco la fertile valle di Maraghe, che i Mongoli scelsero come capitale dell’Ilkhanato a partire dal 1255. Qui fu edificato quello che è considerato il più grande e rivoluzionario osservatorio astronomico del Paese, in seguito devastato dalla furia di Tamerlano. Evoca invece l’antica Cappadocia il villaggio trogloditico di Kandovan, interamente scavato nella roccia e dalle bizzarre forme a cono , i “camini fatati” . Con un po’ di fortuna riusciremo ad alloggiare nell’unico incantevole albergo rupestre del luogo, un ritorno nel grembo di Madre Terra. Rientriamo nella civiltà. Poco distante ci aspetta Tabriz, signorile capitale azera del Nord, col suo magnifico enorme bazar e le sontuose boutique di frutta secca. Quasi al confine con la Turchia, ancora ci aspettano delle sorprese: a Jolfa e Maku il culto è armeno, come testimoniano la Chiesa di Santo Stefano e il Monastero di San Taddeo con la sua “Chiesa Nera”. Lasciamoci alle spalle le asprezze del paesaggio della Valle del Fiume Aras. I declivi si fanno più morbidi e verdi man mano che ci avviciniamo al Gilan – la regione del riso e del tè – e al suo gioiello, il villaggio di Massuleh. Incastonato nella montagna, quasi sempre avvolto dalle nebbie,  qui sembra che il tempo si sia fermato. Dopo una tazza di tè e un po’ di foto, riprendiamo la strada  che ci porta sulla costa, dove il clima diventa più umido via via che ci si avvicina alla palude di Anzali, paradiso per gli amanti del birdwatching. E’ il Mar Caspio, simbolo di vita e di commercio, cuore pulsante delle culture tra Medio Oriente e Asia Centrale, che ci ospiterà sulle sue operose rive il tempo di una notte. Ci aspettano ancora Zanjan, città azera dalla vocazione artigiana, e poi ancora Soltaniyeh, che ci svela una versione azzurra del capolavoro di Brunelleschi a Firenze. Infine non lontano da Teheran,  Qazvin, capitale della calligrafia, da cui partiremo per un ultimo evocativo luogo: Alamut ovvero “ il nido dell’aquila”. Guidati dalle nostre sole gambe e rincuorati dall’incessante  rumore del vento sulle rovine, raggiungiamo il leggendario castello, tangibile traduzione del “rifugio silente” , descritto anche da Marco Polo ne “Il Milione” : “Lo Veglio è chiamato in loro lingua Aloodin. Egli avea fatto fare tra due montagne in una valle lo più bello giardino e ‘l più grande del mondo. Quivi avea tutti frutti (e) li più begli palagi del mondo, tutti dipinti ad oro, a bestie, a uccelli; quivi era condotti: per tale venía acqua a per tale mèle e per tale vino; quivi era donzelli e donzelle, li più begli del mondo, che meglio sapeano cantare e sonare e ballare. E facea lo Veglio credere a costoro che quello era lo paradiso…”. E qui si conclude la nostra esperienza, prima di tornare a Teheran in tempo per il volo in Italia.

immagine_01Il Mar Caspio

Il mar Caspio con un bacino di 750 miglia (1.200 km), 200 miglia (320 km) di larghezza, e con una superficie di 149.200 km ² (386.400 kmq), è il più grande specchio d’acqua interno del mondo. Riceve molti fiumi, tra cui il Volga, l’Ural, e non ha alcuno sbocco. È stato importante come via commerciale in epoca pre-moderna, quando faceva parte della rotta commerciale mongolo-baltica per le merci provenienti dall’Asia. Ora è una delle principali fonti di petrolio. Le sue numerose porte includono Baku in Azerbaijan e Bandar-e Anzali e Bandar-e Torkaman in Iran. Il bacino del Mar Caspio è situato nel centro dell’Eurasia, una regione dalla grande varietà di popoli, nazioni e culture. Inoltre, punto più importante, confina con la Russia, Kazakistan, Turkmenistan, Iran e infine con l’Azerbaijan.Petrolio e gas naturale sono diventate le risorse più importanti della regione. Nei tempi moderni, l’interesse è stato rivolto alle risorse naturali di questo territorio, in particolar modo alle sue abbondanti riserve di petrolio e gas naturale. Questa terra, già molto tempo prima della metà del 19° secolo, era uno dei più noti produttori di petrolio al mondo, sebbene per secoli i commercianti hanno estratto il greggio utilizzando metodi rudimentali.Nel 13esimo secolo Marco Polo narra di cammellieri che esportavano petrolio da Baku, la capitale dell’Azerbaigian, nella zona del Mar Caspio, una regione al centro di contese etniche e belliche già dai tempi di Alessandro il Grande. Un greggio denso, odoroso, non raffinato, esportato in tutto il Mediterraneo, fino a Baghdad, per essere usato come mezzo di illuminazione e come balsamo. Un “oro nero” che in quella localita’ era ed e’ particolarmente abbondante, fino al punto di sgorgare naturalmente dal terreno. Da quel momento il petrolio entra prepotentemente nella storia dell’uomo, marchiandone ineludibilmente lo sviluppo economico. E quell’area geografica, il Mar Caspio, diventa il crogiuolo di pulsioni di grandezza e di volontà di dominio ma anche di grandi aspirazioni di progresso e di crescita.