LA VIA DELLA SETA 

Kirghizistan, Kazakistan e Xinjiang

Pochi appellativi , oltre “Via della seta” hanno il potere di evocare forti emozioni e smuovere qualcosa dentro. La sete di conoscenza e la curiosità trascinano l’immaginazione lungo i plateau, le steppe e i deserti. Questo viaggio che comincia in Kazakistan, passa attraverso il Kirghizistan, sosta a Kashgar  e percorre un tratto della mitica Karakorum Highway, intende soddisfare il viaggiatore alla ricerca dei panorami mozzafiato del Pamir e dei ricordi di secoli carovanieri lungo questa rotta frequentata non solo da mercanti e commercianti di nazionalità diverse ma anche da condottieri con i loro eserciti, uomini di fede, esploratori, ambasciatori ed emissari, pellegrini, artisti, che hanno dunque permesso non solo lo scambio delle merci, ma anche quello, più duraturo e fecondo, delle idee, delle fedi religiose, degli stili artistici, delle scuole di pensiero. Almaty, capitale commerciale del Kazakistan, sorge a circa 800 metri d’altezza ed è circondata dalla maestosa catena del Tian Shan e da grandi meleti.  Almaty infatti deriva proprio dal termine kazaco “alma”: “mela”e designa il nome di quel frutto in varie lingue turche. Il viaggio prosegue fino allo spettacolare Canyon Charyn, dove l’omonimo fiume ha scavato una gola profonda da 150 a 300 metri nella steppa piatta facendo sì che, nel corso dei secoli, le intemperie abbiano contribuito alla formazione di suggestive sculture nella roccia. Entrati in Kirghizistan,  in elicottero raggiungeremo  il campo base a 4200metri del ghiacciaio del Khan Tengri, la cui vetta di 7200 metri è nota come la più bella e impegnativa del Tian Shan. Sulle orme dell’esploratore russo Nikolai Przhevalsky visiteremo la città di frontiera di Karakol per arrivare, lungo la sponda meridionale del lago Issik-Kul, alla splendida Gola di Djeti Oguz che in kirghiso significa “sette tori” per le caratteristiche formazioni rocciose rosso sabbia ricoperte da foreste di abeti rossi. Assaporeremo la vita da nomadi nelle tradizionali yurte nei dintorni del lago Song Kul da dove l’avventura proseguirà in una delle regioni più remote del Kirghizistan:  At Bashi, l’ultima tappa prima di varcare il confine con la Cina. Il caravanserraglio di Tash Rabat, ci  farà respirare  l’atmosfera delle mitiche carovane lungo la Via della Seta per poi arrivare, attraverso il passo di Torugart, al crocevia dei due tracciati della seta che attraversano l’Asia Centrale: Kashgar. Città rimasta prevalentemente medievale e abitata in maggioranza dall’etnia uygur che insieme a kirghisi, tagiki, uzbechi e pakistani vestiti con cappotti di pelliccia e stivali di pelle animano il famoso mercato domenicale , il più grande di tutta l’Asia, variopinto con eccezionali  stoffe, cappelli, cammelli, asini, cavalli. La Karakorum Highway ci emozionerà con gli splendidi panorami delle vette del Pamir cinese verso il confine pakistano che si specchiano nello scintillante lago Karakul. Valicheremo il passo Irkishtam per rientrare in Kirghizistan ad ammirare la vetta del Picco Lenin (7134 m.) e quindi terminare il viaggio nella storica città di Osh che ospita il Monte Sulaiman, uno dei maggiori santuari del mondo islamico in Asia Centrale.

Monaci cinesi sulle orme di Buddha

Il primo grande viaggiatore a percorrere i tracciati carovanieri della via della seta fu il monaco cinese Fa Xian, che si recò in India tra il 399 e il 414 alla ricerca dei sacri testi buddhisti. Partito da Chang’an con altri quattro monaci, raggiunse Dunhuang e successivamente, seguendo il tracciato meridionale della via carovaniera, transitò per Khotan, attraversando quindi il Pamir: superate le montagne innevate, giunse infine nell’India settentrionale, dove visitò i principali centri buddhisti e si trattenne per cinque anni, trascorsi i quali fece ritorno in Cina via mare , imbarcandosi a Ceylon e proseguendo poi alla volta di Giava e, infine della Cina. Il suo viaggio è dunque di grande interesse perché fu in pratica il primo a compiere un itinerario completo via terra e via mare . Altri monaci seguirono le sue orme, recandosi in pellegrinaggio in India per visitare i luoghi sacri della predicazione del Buddha: tra tutti il più celebre è Xuanzang (602-664 d.C.), grande traduttore di testi buddhisti che viaggiò per oltre quindici anni tra l’Asia Centrale e l’India. Secondo i rescoconti tradizionali Xuanzang, preparato da ottimi maestri, meravigliava i condiscepoli per il proprio sapere. Era già piuttosto famoso quando, avendo constatato che i testi disponibili contenevano notevoli divergenze, decise di recarsi in India per procurarsi direttamente le fonti originarie. Partì dunque nel 629, in un’epoca in cui vigeva il divieto assoluto di lasciare la Cina senza esplicita autorizzazione. Poiché le autorità si rifiutavano di concedergli il permesso per il viaggio, Xuanzang decise di partire da solo e in segreto, seguendo la via carovaniera settentrionale. Superato lo Yumenguan, il “passo della Porta di Giada”, venne fermato mentre transitava presso un posto di guardia e solo la sua capacità dialettica e di convincimento gli permisero di proseguire. Attraversò quindi un tratto desertico per giungere a Hami e da qui poi verso Gaochang (nei pressi dell’oasi di Turfan), dove venne accolto festosamente e da dove ripartì con una scorta, equipaggiamenti, denaro e lettere di raccomandazione. Arrivò a Karashar e poi nell’oasi di Kucha, dove rimase due mesi prima di ripartire con aiutanti , cavalli e cammelli con cui affrontò il superamento della catena di Tianshan. Dopo varie peripezie, il monaco giunse finalmente in India. Qui visitò i grandi centri buddhisti  e percorse il bacino del Gange, prima di avventurarsi nelle regioni meridionali del paese. Quando, intrapreso finalmente il viaggio di ritorno, dovette attraversare l’ Hindu Kush, con lui non restavano, del seguito iniziale, che “sette religiosi, venti domestici, un elefante, dieci asini e quattro cavalli” come sappiamo dal resoconto dei propri viaggi che Xuanzang scrisse dopo il rientro in patria, e che ci è noto con il nome di Xiyu ji, “Notizie dei paesi occidentali”. Lungo la via per Kashgar, che percorse insieme a un gruppo di mercanti, venne assalito e depredato dai briganti. Da quel momento Xuanzang, seguì la via carovaniera meridionale, che lo condusse infine a Dunhuang. Da qui inoltrò una supplica all’imperatore allo scopo di ottenerne il perdono per aver affrontato il viaggio, contravvenendo agli ordini: venne accolto nella capitale con grandi onori recando con sé reliquie, statue e un gran numero di scritture sacre (circa 650 opere) . Durante il viaggio di ritorno, aveva perduto numerosi libri in seguito all’annegamento dell’elefante che li trasportava, ma altri se ne era procurati a Kucha e Kashgar: Xuanzang si dedicò all’opera di traduzione dei testi fino alla propria morte.

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DATE DI PARTENZA

  • Dal 2-08-2018 al 16-08-2018

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INDIVIDUALI

  • Quota base 4 • su richiesta 

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GRUPPI

  • Quota base 10 • Euro 3430
    (con accompagnatore dall’Italia)
  • Quota base 14 • Euro 3280
    (con accompagnatore dall’Italia)
  • Suppl. singola • Euro 398

Programma di viaggio

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