Viaggi in Libia

TOUR NELL’ ERG DI MURZUQ

Una spedizione guidata da nell’ Idehan Murzuq: fuori dalle piste normalmente percorse da nord a sud! Questa volta attraverseremo l’intero asse longitudinale del Mare di Sabbia, da est a ovest, lungo il 25° parallelo, con dei percorsi inesplorati che ci porteranno a scoprire dune alte centinaia di metri e miriadi di creste simile a onde scolpite dai venti. Un lento procedere in un paesaggio assolutamente primitivo, fra complessi sistemi di dune, passaggi tutto in costa in pendenza laterale in cerca del varco giusto, attraversamento di gassi tra una duna e l’altra e alla sera la posa del campo in mezzo alle dune più remote illuminate dalla luna. A cornice della grande attraversata la sabbia nera e la gigantesca caldera del Waw Al Namus, con i laghi bordati di palme che vanno a formare uno dei più straordinari luoghi del Sahara libico.
A ovest, invece, l’arte rupestre del Masak Mastafat, i Laghi di Ubari e la vecchia pista italiana dalla quale poi si raggiungerà Sebha e da qui la via del ritorno aereo su Tripoli.

immagine_01Erg di Murzuq

E’ il luogo giusto per chi ha ancora l’animo dell’esploratore. Si trova nel Fezzan, l’estremo sud-ovest della Libia, quest’enorme distesa di dune di 60 mila chilometri quadrati, al confine con l’Algeria e il Niger. E’ probabilmente l’erg sahariano più arido del pianeta, totalmente privo di pozzi, guelte o sorgenti. Per questa motivazione, le piste carovaniere del passato hanno sempre evitato di attraversarlo, preferendo un lungo ma ben più sicuro periplo. La sua esistenza rimase ignota sino alla fine dell’ ‘800. E’ l’immagine stereotipata del deserto: distese di dune a perdita d’occhio, alte sino a 200 metri, quasi un’immagine onirica dai colori che sfumano dal bianco al nero, dal giallo all’arancio e al rosso. Ed è in questo luogo dell’assoluto silenzio che si possono trovare le testimonianze dei nostri antenati dell’era preistorica. Questo fu un luogo rigoglioso, solcato da fiumi, laghi e paludi e abitato da una ricca fauna, come testimoniano le pitture del Messak. Il ritrovamento di antichi strumenti in pietra, di umile fattura, vecchi di 200-300 mila anni, testimonia una presenza dell’uomo che risale addirittura all’età paleolitica.