MONGOLIA

I PRIMI PASSI 

Un itinerario breve che riesce comunque a regalare emozioni uniche: il tramonto infuocato nel deserto  del Gobi sulle dune di Khongor;  la rivelazione di alcuni antichi graffiti di Khavtsagait; i reperti giurassici di Bayan Zag. Un viaggio che vi permetterà di assaporare i paesaggi sconfinati di questo magnifico paese. Lasciata la capitale, ci si dirige a sud, nel Deserto del Gobi. Nel deserto utilizziamo, per i pernottamenti, la struttura abitativa mobile, tipica delle popolazioni nomadi delle Mongolia: le tende circolari, chiamate “gher” (in Russia gli danno il nome di yurte). Si tratta di sistemazioni semplici con all’interno pochi mobili essenziali. I servizi igienici sono in comune; l’approvvigionamento dell’acqua calda e la corrente elettrica è  garantito da potenti generatori. Gli spostamenti avvengono i fuori strada 4×4, per poter affrontare i lunghi percorsi su strade sterrate e sconnesse.

Per i passeggeri di Altreculture, abbiamo inserito 3 pernottamenti in tende Ger “deluxe” con servizi privati 

L’antico alfabeto degli uiguri  

In tempi recenti, molti storici si sono interessati al mongolo antico che è tornato in auge, nell’ambito di un recupero culturale delle tradizioni del Paese. Nel XIII secolo, sotto Gengis Khan, i Mongoli adottarono l’alfabeto degli Uiguri (21 caratteri con scrittura verticale da sinistra a destra) che, adeguata ai tempi, restò la lingua ufficiale fino al Novecento. Il grande Gengis Khan, ordinò, nel 1204, di adottare il sistema di scrittura degli Uiguri, tribù nomade di origine Turca.  Nel 1269 il Kublai Khan inaugurò una scrittura quadrata, di ispirazione tibetana, ma questo alfabeto durò solo un secolo, di nuovo rimpiazzato dalla struttura uigura. Nel 1648 Zaja Pandita, prete buddista, apportò dei miglioramenti (scrittura chiara) che entrarono nella lingua mongola fino al 1920.  A differenza della scultura, della pittura e della tessitura, l’arte della scrittura richiede poco, per essere espressa: occorre un pennello e una boccetta d’inchiostro. La vita nomade dei mongoli non impedisce il tramandarsi della scrittura. La steppa si popola infatti di scritti, incisioni, stele, petroglifi. I mongoli scrivono ovunque, sulle rocce, sulla corteccia di betulla, sulla stoffa e sulla carta. La testimonianza più antica della passione di questi guerrieri per l’arte della calligrafia è la stele di Gengis, una poderosa pietra ricoperta di iscrizioni datati tra il 1224 e il 1225. 

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DATE DI PARTENZA

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INDIVIDUALI

  • Quota base 2 • Euro 2290

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GRUPPI

  • Quota base 6 • Euro 2490
    (accompagnatore-guida parlante italiano)
  • Suppl. singola • Euro 435

Programma di viaggio

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