SVALBARD

TOUR ALLA RICERCA DEL DIRIGIBILE ITALIA

I migliori motivi per fare la valigia:

  • I paesaggi mozzafiato e le atmosfere uniche che solo le terre artiche sanno regalare.
  • Un viaggio storico, che ripercorre fedelmente le tracce dell’eroico Capitano Sora e dei suoi alpini, durante le spedizioni di soccorso dei naufraghi del Dirigibile Italia.
  • L’esplorazione della remota e isolata Alpiniøya, l’Isola degli Alpini, dallo stesso Sora scoperta e dedicata al corpo a cui con orgoglio apparteneva.
  • La ricca fauna che abita queste terre glaciali: le Svalbard sono tra i migliori luoghi al mondo per l’osservazione di orsi polari, trichechi, foche, balene, renne e volpi polari.
  • L’isola di Khizi e le sue fiabesche chiese di legno, patrimonio UNESCO.
  • Un’esperienza esclusiva a bordo di un’imbarcazione adatta alla navigazione polare, riservata ad un massimo di 9 persone.

immagine_01La Tragedia del Dirigibile Italia

Nel 1928 Umberto Nobile, ai comandi del dirigibile Italia, tornò al Polo Nord con una spedizione tutta italiana, due anni dopo averlo trasvolato a bordo del Norge, anche questo progettato da lui, in una spedizione guidata da Roald Amundsen. L’impresa fu funestata da un terribile incidente, le cui cause – a parte le condizioni meteorologiche estreme – non sono mai state chiarite. Nel viaggio di ritorno dopo aver raggiunto il Polo, il 25 maggio, l’Italia perse quota e urtò con la cabina di comando la superficie ghiacciata: dieci uomini, tra i quali Nobile e un membro dell’equipaggio che morì all’istante, vennero sbalzati a terra, gli altri sei rimasero prigionieri dell’involucro del dirigibile che riprese quota e scomparve. Per salvare i sopravvissuti si mobilitarono piloti, marinai ed esploratori di diversi paesi: alcuni, come lo stesso Amundsen, morirono durante le ricerche. I naufraghi resistettero con mezzi di fortuna sul pack per 49 giorni (solo il meteorologo svedese Finn Malmgren morì). Nobile, nonostante le sue resistenze, fu tratto in salvo prima, il 23 giugno, e ciò fu fonte di critiche e polemiche: l’Italia fascista lo condannò senza appello (Giorgio dell’Arti, a cura di Roberto Raja e Gregorio Taccola).