Viaggi a Gibuti e Somaliland

Rotta nel Corno d’Africa

 A coloro i quali desiderano sentirsi pionieri amanti della natura più bizzarra, proponiamo un’esperienza unica nel piccolo paese di Gibuti e nel sorprendente Somaliland: una terra che ufficialmente non esiste, in quanto non riconosciuta dalla comunità internazionale.  Paradiso dei geologi, il territorio offre uno spettacolo eccezionale con i suoi laghi salati, camini calcarei, vulcani inattivi, falesie di basalto, imponenti canyon, spiagge deserte e straordinarie grotte adornate di pitture rupestri. A cento anni dall’ inizio di “Una Ballata del Mare Salato” percorriamo la storia che ha visto nascere Corto Maltese alla ricerca dell’essenziale nei deserti. Il nostro viaggio comincia nel vivace porto di Gibuti, animato da una miscela di etnie e denso di profumi coloniali, per poi tuffarsi tra gli squali balena della Baia di Ghoubbet, la “fossa dei demoni “ trasformata in una tana delle meraviglie dal fascino tormentato con i suoi magnifici coni vulcanici che galleggiano sull’acqua tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden. Proseguiamo alla volta del Golfo di Tajoura e l’omonima città all’ombra dei Monti Goda, che si affacciano su un oceano color smeraldo a fronte di una superba barriera corallina, per poi scendere nel punto più basso del continente africano a 155m sotto il livello del mare tra i vulcani inattivi e le nere distese di lava del Lago Assal . Qui incontriamo la gente Afar, arresa davanti a questa natura selvaggia che non regala nulla alla vita delle sue creature, fatta eccezione per il sale. All’alba di un paesaggio lunare tra guglie calcaree che soffiano vapore, non manchiamo all’appuntamento con i  fenicotteri rosa lungo la battigia del Lago Abbe. Attraverso la pianura desertica di argilla bianca delGrande Barra ci avviciniamo al confine etiope raggiungendo Ali Sabieh fino ad arrivare aHarar, la città dei 99 minareti, strettamente legata al poeta maledetto Arthur Rimbaud.  Dopo una sosta nella valle delle meraviglie geologiche di Babile , un sorso di tè dolce al colorato mercato tra gli eleganti signori dai turbanti gialli, le donne sensuali in blu cobalto e i dromedari ondeggianti di Hargeisa, la capitale dei contrasti e delle moschee bianche del Somaliland . Una pista di sabbia, fra cespugli, sassi e rocce ci conduce alla scoperta di un incredibile tesoro nascosto, uno dei più straordinari e misteriosi siti d’arte rupestre dell’Africa con centinaia di petroglifi del Neolitico Laas  Geel,  ”la pozza d’acqua dei dromedari” . Qui gli wadi, i fiumi che si creano nella stagione delle piogge, hanno scavato la roccia, rendendo unico lo scenario all’interno del quale si trovano le grotte che ospitano le pitture. Il sentiero prosegue verso il Golfo di Aden nella magica atmosfera di Berbera, la città portuale celebre fin dall’antichità per i commerci marittimi. Vi aspettiamo in questo intenso viaggio di non-luoghi cornici di emozioni indimenticabili che pochi pionieri hanno provato.

immagine_01Somaliland

Il Somaliland britannico era null’altro che un posto di transito sulla rotta verso la perla dell’impero, l’India. Empori marittimi protesi verso lo Yemen, con alle spalle solo una distesa riarsa, attraversata da nomadi e soprattutto dalle loro mandrie. Per gli inglesi, il valore di questo territorio di guerrieri indomabili stava per l’appunto nel bestiame e nella posizione: il primo garantiva l’approvvigionamento dell’avamposto di Aden e la seconda, da preservare a ogni costo, evitava che sul passaggio in India si proiettasse l’ombra dei francesi, annidati a Gibuti, o degli italiani. Coltivando rapporti con i leader tradizionali e religiosi, le autorità coloniali britanniche preservarono i sistemi locali di governo ed esercitarono un controllo indiretto sul territorio. Nel 1960 la Somalia italiana e il Somaliland britannico diventarono l’indipendente Repubblica somala. Le tensioni tra la neonata Somalia e i paesi vicini iniziarono all’indomani dell’indipendenza, con l’insurrezione degli irredentisti somali in Kenya, repressa nel sangue da Jomo Kenyatta. Per riscattare l’onore violato della democrazia somala sconfitta, il generale Siad Barre, «bocca larga», come era chiamato, prese il potere e virò il timone verso il campo sovietico, lanciando una sedicente rivoluzione socialista per secolarizzare il paese sul modello della Turchia di Ataturk. Negli anni ’70, però, la guerra contro l’Etiopia per ricongiungersi ai fratelli somali in Ogaden fece deragliare la rivoluzione, l’alleanza con l’Urss (che prese le parti dell’Etiopia di Menghistu) e la Somalia intera. la Somalia si affidò sempre di più agli aiuti internazionali, che negli anni ‘80 fluirono nel paese per sparire nelle tasche dei papaveri del regime, tutti legati allo stesso clan Darod di Siad Barre. La politica dei clan, mai scomparsa del tutto, era riemersa nelle crepe delle istituzioni democratiche e, nel Nord del paese, era stata abbracciata dagli Isaaq, famiglie di commercianti e allevatori, insofferenti all’accentramento in mani Darod . La politica dei clan, mai scomparsa del tutto, era riemersa nelle crepe delle istituzioni democratiche e, nel Nord del paese, era stata abbracciata dagli Isaaq, famiglie di commercianti e allevatori, insofferenti all’accentramento in mani Darod. Nell’88, Siad Barre autorizzò bombardamenti a tappeto su Hargeisa per domare i rivoltosi. La guerra civile dell’88 fu l’atto di mutilazione dal resto della Somalia. Nel cuore di Hargeisa, la carneficina è raccontata in un murales sul monumento iconico della città, un piedistallo su cui è issato un Mig somalo, abbattuto dalla contraerea. Oggi il Somaliland è uno Stato indipendente ma non riconosciuto dalla comunità internazionale. (testo di Gianluca Iazzolino)