Viaggi in Algeria e Tunisia

Tour alla Scoperta del Mondo Berbero

Un viaggio tra antiche vestigia e spettacolari paesaggi sahariani, da sempre un connubio di estremo fascino per tutti gli appassionati del Nord Africa. Partiremo da Algeri, “la blanche”, dove ci immergeremo nella sua vecchia casbah, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’ Unesco. Poi via verso Tipaza, località prediletta dallo scrittore Albert Camus, dove esploreremo lo storico parco archeologico. Quindi verso sud fino all’affascinante Ghardaia, nel cuore della valle dello M’Zab, in cui troviamo ancora comunità di ibaditi, che attribuiscono molta importanza all’uguaglianza fra tutti i musulmani. Visitata la pentapoli, attraverseremo la zona delle dune di El Oued, per raggiungere la ricca Tozeur. A bordo del mitico trenino Lizard Rouge affronteremo un viaggio spettacolare fino alle Gole di Selja per poi esplorare i paesaggi fiabeschi delle Oasi di Montagna. Quindi eccoci alle porte del Grande Erg Orientale dove dormiremo nello splendido campo tendato di Ksar Ghilane. Indimenticabile la visita di Ksar Ouled Soltane, dove troviamo le ghorfas più belle del sud tunisino. Un ultimo sguardo alla medina di Tunisi e ai nuovi quartieri culturali, da poco ristrutturati e riportati all’antico splendore.

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Nata in una famiglia benestante, si liberò dalle convenzioni morali europee e, avvalendosi della libertà derivata dal portare abiti maschili, si addentrò nella cultura nordafricana, riportando le sue ispirate esperienze in diversi libri. Una vita davvero romanzesca, quella di Isabelle Eberhardt, sul crinale tra XIX e XX secolo. Una vita breve, eppure gremita di audaci esperienze: la parabola di una giovane donna nata a Ginevra da genitori russi, scrittrice e giornalista irrequieta, innamorata del Magreb e della cultura islamica, che presto cominciò a viaggiare attraverso il Nord Africa, travestita da cavaliere arabo (con lo pseudonimo di Mahmoud Saadi) per potersi addentrare in territori inaccessibili, interdetti a visitatrici europee. S’innamora dell’ufficiale arabo Slimène Ehnni, e con lui si unisce a una confraternita sufi, vivendo in povertà. Nomade tra i nomadi, Isabelle fa del deserto la sua casa. Espulsa dal Paese, ripara a Marsiglia, sposa Slimène e come cittadina francese ritorna in Algeria. Si stabilisce ai margini del deserto e, pur essendo sposata, non smette di indossare abiti maschili o di condurre tormentati vagabondaggi nel deserto. Beve alcool con i legionari, fuma hashish e va a letto con chi le piace. A 25 anni soffre di malaria, forse anche di sifilide, ma resta una donna fiera, lucida e dall’intensa vita spirituale. Amica di sceicchi e di sapienti sufi, ma anche di ufficiali dell’esercito coloniale francese, sospettata di spionaggio da una parte e dall’altra, Isabelle abbracciò la fede musulmana e visse emozionanti avventure tra esplorazioni, immersioni nelle comunità locali, scontri con i ribelli, infuocate vicende amorose. Fino a una morte assurda, a soli 27 anni, nel 1904: vittima di un’improvvisa inondazione in Algeria, ad Aïn-Sefra, annegata, paradossalmente, in pieno deserto del Sahara.