Viaggi in Bangladesh

TOUR IL FESTIVAL DEL DURGA PUJA

Ancora in Bangladesh, con un itinerario che ci farà scoprire le meraviglie del “Paese dell’ acqua”, anche durante la caotica e pittoresca Durga Puja (partenza del 30/09). Si parte da Dhaka, un gigantesco melting pot urbano, di oltre 15 milioni d’abitanti, per raggiungere la regione di Rajshahi dove visiteremo i siti archeologici di Mahastangarh e Paharpur. I canti mistici Lalon ci accompagneranno all’imbarco di Mongla dove partiremo alla scoperta delle Sunderbans, la più grande foresta di mangrovie del mondo, l’habitat dell’ elusiva tigre del bengala. La tappa successiva saranno i distretti tribali del paese: Khagrachari, Rangamati e Bandarban, un susseguirsi di montagne e colline in cui vivono i popoli Jumma, così chiamati per la forma di agricoltura a rotazione praticata, detta appunto jhum. Al grande mercato del sabato di Lama incontreremo da vicino la maggior parte di questi gruppi etnici.
Dopo tanti chilometri ci rilasseremo al tramonto a Cox’s Bazaar, sulla spiaggia di sabbia più lunga al mondo mentre subito dopo l’alba non ci potremo perdere l’arrivo dei pescatori e le contrattazioni nel famoso mercato del pesce di Cox’s. Un’ultima occhiata ai templi buddhisti di Ramu e Lama Para prima del ritorno alla capitale Dhaka.

immagine_01Gli Shanti Bahini

 Dopo la divisione dell’India nel 1947, il governo pachistano ha creato delle condizioni sfavorevoli per le minoranze etniche. Nel 1971 il Chittagong HIll Tracts diventa parte del Bangladesh, resosi indipendente dal Pakistan. I tribali sono marginalizzati, oppressi e maltrattati dalla maggioranza della popolazione. Nel 1972 nasce il movimento nazionalista Jana Sanghati Samiti (Jss). L’anno dopo lo Shanti Bahini ne diventa l’ala armata. Per oltre trent’anni, gli indigeni Jumma hanno subito oppressione, controllo militare, gravi violazioni dei diritti umani- soprattutto massacri, detenzioni arbitrarie, esecuzioni extragiudiziarie. A partire dal regime pakistano i Jumma hanno dovuto fare i conti con vasti programmi di sviluppo e di occupazione che hanno causato la perdita delle terre ancestrali. Parallelamente all’aumento delle attività di settlement, industrializzazione e coltivazione estensiva, le restrizioni sul possesso della terra nei confronti degli outsider sono state progressivamente smantellate e le terre comuni degli indigeni convertite definitivamente in terre di proprietà statale o privata. Durante il dominio inglese per i non tribali era difficile avanzare diritti sulla terra, in quanto vi erano particolari norme, fissate nel CHT Regulation-1900, che regolavano l’accesso e l’insediamento nelle CHT, così come i trasferimenti. Al 1979 risale uno dei maggiori programmi di occupazione. A ogni famiglia, musulmana povera e/o senza terra, che si stabiliva nelle CHT le autorità di Dacca offrivano 5 acri di terreno nelle zone collinari, 4 acri nelle zone più vicine alla foresta e 2,5 acri nelle superfici coltivate. Ciò avveniva con l’aiuto dell’esercito che progressivamente fissava delle basi militari nell’area. Solo nel 1997 si è arrivati all’accordo di pace tra il governo di Dacca e rappresentanti dello Shanti Bahini e del PCJSS, il principale partito politico dei Jumma. L’accordo prevede il sostegno ai rifugiati, l’evacuazione delle truppe militari e paramilitari, il rafforzamento dell’autonomia, l’amnistia e riabilitazione per i guerriglieri dello Shanti Bahini. Ma molte questioni cruciali restano da affrontare.