Viaggi in Burundi

TOUR VERSO LA GRANDE MIGRAZIONE

Il verde del “Paese delle mille colline” si mischia con il blu del cielo e l’ocra della terra: luoghi dove la primavera pare eterna, posizionati proprio nel cuore dell’Africa. Qui si rivedono i luoghi mitici per gli amanti della “storia delle esplorazioni”, come la roccia con inciso “25 Novembre 1871” che ricorda l’incontro di Stanley con Livingston, 14 giorni dopo il leggendario “Mr. Livingstone, I Suppose! ” di Ujiji. La collina dove è stata costruita una piccola piramide a segnalare una delle sorgenti del maestoso fiume Nilo, la cui idrografia diede tanto filo da torcere agli esploratori, come allo sfortunato Miani, a Speake a Burton… Dagli artigiani di Musaka, ai pigmei di Busekera per poi raggiungere gli splendidi scenari dei Laghi del Nord. Accompagnati dal suono forte e possente dei “Tambourinares Royales” raggiungeremo poi la Tanzania, per seguire la rotta ancestrale di gnu, zebre, gazzelle e antilopi, alla ricerca di acqua e nuovi pascoli, in occasione della Grande Migrazione. Poi l’incontro con i bushmen Hadzabe del Lago Eyasi, tribù che vive ancora praticando la caccia con archi e frecce e raccogliendo bacche e frutti spontanei. Scene africane immutate da millenni.

immagine_01I tamburi del Burundi

In Burundi è vivissima la tradizione dei tamburi sacri che, scolpiti in tronchi d’albero, vengono custoditi in santuari e suonati in occasione di festività e cerimonie sacre, nascite, funerali, battesimi e, come avveniva al tempo della monarchia, per l’incoronazione del nuovo re. Rappresentano fertilità e riproduzione e si differenziano in tre tipi: “inkiranya” (quello più importante, generalmente posto in posizione centrale rispetto agli altri tamburi disposti a formare un semicerchio) che detta i ritmi, “ibishikiso”, posti a destra del tamburo principale, che riprendono le cadenze lanciate dall’”inkiranya” e “amashako”, posti a sinistra, che tengono un ritmo continuo. I suoni emessi sono solamente due generati dal colpo sulla pelle e dal colpo sul tronco. Un tempo simbolo dell’unità del paese e del potere del re, intervenivano nei più importanti momenti cerimoniali della corte reale. Addirittura in lingua kirundi la parola “ingoma” significa tanto “tamburo” quanto “regno”. Ancora oggi come ieri, il tamburo ha conservato il suo carattere sacro. Il tamburo è il simbolo del potere politico, è perciò che in lingua kirundi si dice: “ku ngoma ya Mwambutsa” (sotto il potere del re Mwambutsa). Il tamburo è sempre stato il simbolo della stabilità politica e di conseguenza della pace nel paese. Mentre in origine la tradizione li voleva strettamente legati alle cerimonie di omaggio al re, dopo l’assassinio dell’ultimo “mwami” e la proclamazione della repubblica, i tamburi reali vengono usati per il presidente e vengono suonati durante i festival nazionali o per importanti personalità della politica o della cultura. (testo di L. Valenti).