CIAD

LA FESTA DEL GEREWOL

Un viaggio esplorativo nel cuore del Ciad in occasione del Gerewol, la grande festa dei pastori Peul Bororo, che al termine della stagione monsonica mettono in scena uno degli eventi più spettacolari e caratteristici dell’Africa sub sahariana. Giungeremo nella capitale N’Djamena, la città più grande del Ciad, dove ci ritroveremo fagocitati dal caotico Grand Marché e l’immensa Place de la Nation. Ed eccoci subito in partenza verso sud-est, in direzione di Dourbali. Tra canti, balli e colori a profusione, assaporeremo l’atmosfera giocosa del Gerewol, un festival dal profondo valore etnico per le tribù nomadi del territorio. Il Gerewol non è solo una festa, ma è l’occasione d’incontro tra le comunità per scambiarsi notizie, celebrare nascite e avvenimenti importanti, e per trovare moglie. Estremamente importante è infatti la fase di corteggiamento delle giovani fanciulle che dà vita ad una vera e propria gara di bellezza maschile. Trucchi rossi e color ocra ornano i volti dei Bororo e gli uomini si cimentano in dimostrazioni di forza e abilità con le armi, danze coinvolgenti  e intensi giochi di sguardi; tutto per conquistare la donna più bella. Ripartiremo poi verso N’Djamena, fermandoci nel pittoresco villaggio di Gaoui, dimora dell’antica civiltà dei giganti Sao, e rientreremo in Italia accompagnati dalle eco febbrili della grande festa del Gerewol.

immagine_01Il Gerewol

Ogni anno in settembre, sin da un’epoca che si perde nella notte dei tempi, viene organizzato il Gerewol, evento che conserva un importante valore etnografico per i Wodaabe, chiamati anche Bororo. Il Gerewol, l’incontro dei popoli nomadi, è l’occasione ideale per celebrare nascite, per trovare moglie, per ricevere notizie. Per sapere dove e quando questa festa sarà organizzata si fa tappa nella cittadina di Abalak, punto d’incontro delle genti del Sahel, che si scambiano informazioni legate ai ritmi e ai cambiamenti che avvengono nelle grandi distese di savana. Ciò che più affascina sono i volti dei Wodaabe, che per l’occasione, vengono colorati di rosso e di ocra. È proprio la fase del trucco, nonché l’accurata preparazione dei costumi a trasformare questo evento in una festa “della bellezza”. Una festa scandita da antiche danze (la più nota è chiamata Yaake) e da un gioco di sguardi unico, che esprime una particolare concezione di grazia e fascino maschile. Gli uomini si sfidano nel corteggiamento delle donne più belle delle tribù, utilizzando come arma semplicemente il loro volto, che deve essere il più intenso possibile. Competono mostrando visi minacciosi e feroci, alternati a sguardi languidi nei confronti delle ragazze. Prima delle danze bevono pozioni stimolanti che permettono loro di ballare per ore, quasi in trance. (parte del testo di Silvia C. Turrin, Società delle Misisoni Africane)