INDIA

TOUR CHHATTISGARH, MADHYA PRADESH, ORISSA

A metà strada tra il Gange e i monti del Deccan, l’India della Terra di Mezzo è l’India delle foreste, di dimenticate capitali, di villaggi tribali e dei capolavori templari medievali. Un viaggio indimenticabile che  comincerà nel piccolo stato federato del Chhattisgarh, con gli antichi templi indù di Bhoramdeo, Istaliq e Cherki Mahal, per poi subito allontanarsi dai percorsi più battuti ed addentrarsi nel cuore geografico dell’India, il Madhya Pradesh, regno indiscusso della tigre. Il Parco Nazionale di Khana sarà una tappa imprescindibile e una giornata di safari ci guiderà alla scoperta della nutrita fauna di questa regione, cappeggiata dalla regina dei felini che ha fatto di questa terra il suo santuario,  facendoci rivivere lo stupore e la meraviglia che ispirò Kipling ed il suo capolavoro, “Il Libro della Giungla”. Visitando il pittoresco villaggio di Chougan, abitato da comunità adivasi, avremo l’impressione di essere catapultati tra le pagine del racconto, pronti a seguire Mowgli e Bagheera tra le fitte foreste di sal. Rientreremo nel Chhattisgarh per proseguire con la parte più tribale del nostro itinerario, confrontandoci con realtà immutate nel tempo, restie ad adattarsi ai tempi moderni, dominate da forti identità culturali e stravaganti tradizioni. Visiteremo il villaggio di etnia adivasi di Kondagaon,  ci fermeremo nei mercati tradizionali di Narayanpur e Tokapal e nei villaggi delle minoranze Bison Horn Maria e Bhatra, inframmezzando all’elemento etnografico un’escursione alle magnifiche Cascate Chitrakoot, le più estese d’India, tanto da guadagnarsi, in particolare durante la piovosa stagione dei Monsoni, l’appellativo di Niagara Falls indiane. Saremo pronti per entrare nell’eclettica regione di  Orissa, dove, un complesso mosaico di gruppi tribali si mescola con un fervido patrimonio storico e religioso. Non ci perderemo nulla: scopriremo le culture originali delle etnie Bond, Gadaba, Khond, Paroja, Mali e le loro abilità artistiche nei laboratori artigianali e nei pittoreschi mercati di Kotpad, Chatikona e Onukudeli.  Ci dirigeremo verso Puri sostando al lago Chilika, la più grande laguna d’acqua salmastra del continente asiatico, per poi lasciare spazio alla sacralità e alla grandezza architettonica del Tempio del Sole di Konark, Patrimonio dell’Umanità, della città sacra di Pipli e  degli incomparabili complessi templari di Bhubaneshwar. Un cocktail perfetto di cultura, storia ed etnografia che ci accompagnerà fino al nostro rientro a casa.

immagine_01Project Tiger

Durante il XIX secolo in India si potevano contare più di 4000 esemplari di tigri, in particolare nella regione del  Madhya Pradesh, regno incontrastato del maestoso felino e fonte di ispirazione del capolavoro letterario di Rudyard Kipling, il Libro della Giungla. Nel secolo successivo la popolazione delle tigri iniziò a ridursi considerevolmente, arrivando a toccare i 1800 esemplari. Le drammatiche cifre suonarono come un  campanello d’allarme per il governo indiano, in particolare per l’allora Primo Ministro Indira Gandhi,  che nel 1972 si interessò personalmente alla causa e prese provvedimenti per impedire l’estinzione della regina della foresta. I risultati arrivarono presto e il primo aprile dell’anno dopo venne lanciato il “Project Tiger”, un progetto di salvaguardia della specie volto ad incrementare la popolazione di tigri in India, che inizialmente  coinvolse nove parchi nazionali, tra cui il Kanha National Park, la più grande riserva di tigri del Madhya Pradesh, dove le possibilità di avvistamento faunistico sono altissime. Oggi sono 27 i parchi che fanno parte del Project Tiger, per un totale di 37.761 km quadrati di riserva naturale. La realizzazione del progetto ha però comportato sacrifici: i pascoli, i villaggi e le tribù presenti nelle aree destinate a diventare riserve naturali sono stati spostati e ricollocati nelle immediate vicinanze. Tuttavia, il Project Tiger si è adoperato per creare una cooperazione costruttiva tra gli abitanti dei villaggi e il progetto di conservazione, coinvolgendo attivamente la popolazione autoctona nella gestione delle riserve. I locali si occupano infatti di sorvegliare le foreste, censire le tigri, tracciarne i percorsi e proteggere la fauna dal bracconaggio, attività che sfortunatamente, nonostante il Project Tiger, risulta essere ancora largamente praticata. La partecipazione attiva e vitale della popolazione indigena nei programmi di salvaguardia del progetto ha permesso la creazione di una coscienza collettiva, divenendo già nel 1973 un importante esempio di sviluppo sostenibile.