Viaggi in Iran e Turchia

TOUR KURDISTAN

Benvenuti nella terra dei Curdi: un viaggio unico che ci porterà alla scoperta di una parte dell’antica Mesopotamia, tra gli stati dell’Iran e della Turchia. Da Teheran ci sposteremo immediatamente nell’Iran occidentale, un vero crogiolo di lingue e culture, luogo di alterne vicende dei grandi imperi dell’antichità. Dopo aver ammirato gli incredibili bassorilievi di Bisotun eccoci giungere a Sanandaj, capitale della regione curda. Dopo aver visitato il pittoresco villaggio curdo di Palangan, penetreremo nella remota Valle di Howraman, una delle zone più spettacolari di tutto l’Iran, dove giaciono nascosti antichi villaggi di terra e pietra che si arrampicano lungo i baratri rocciosi. Attraverseremo poi l’Azerbaijan Occidentale, scendendo nelle grotte acquifere di Sahoolan. Poi ecco l’ “agonizzante” lago salato di Orumiyeh, riserva della biosfera dell’ UNESCO, e poi la Kalisa-ye Tadi, la chiesa medievale iraniana meglio conservata. Attraversato il confine con la Turchia ci troveremo di fronte al biblico Monte Ararat, luogo in cui si pensa si possano celare i resti dell’ arca di Noè. Come una sentinella sulla montagna ecco il magico Palazzo di Ishak Pasa e poi, ancora un’altra meraviglia architettonica, la Chiesa della Santa Croce, sull’isola di Akdamar. Raggiungeremo poi Diyarbakir, fiero simbolo dell’identità e della tenacia del popolo curdo, e da qui Hasankeyf, una sorta di Cappadocia in miniatura. Ci perderemo tra le case color miele dell’incantevole Mardin, per ritrovarci nei centri monastici di Mar Gabriel e Deyrulzafaran. Quindi saliremo sul Nemrut Dagi, dove le poderose teste di pietra ornano il tempio e la tomba di re Antioco. Un’occhiata alle case tradizionali di Harran e poi Urfa, la città dei profeti, punto conclusivo del nostro viaggio.

immagine_01Il Kurdistan

In curdo, il termine “kurd” significa “rude”. Nella lingua turca, la stessa parola significa “lupo”, come talvolta i Curdi si effigiano. In entrambi i casi, il termine dovrebbe indicare l’indomita natura di un popolo. Risalendo fino al 1514, dopo la battaglia di Cialdiran, il Kurdistan risultava già diviso tra l’Impero Ottomano e la Persia. Questa situazione, formalizzata poi con il Trattato di Zuhab del 1639, perdurò sostanzialmente fino al Novecento. Alla fine della prima guerra mondiale, il principio di autodeterminazione dei popoli si era ormai radicalmente affermato ovunque. Con il trattato postbellico di Sèvres, che nell’agosto del 1920 regolava la pace tra gli alleati e l’Impero Ottomano, l’impero si ritrovò di fatto alla sua conclusione e fu suddiviso in nuovi territori. Il trattato prevedeva anche la tutela delle minoranze nazionali quali quella armena e quella curda. Sarà il “Padre dei Turchi” Mustafa Kemal Pasha, a rimettere in discussione il trattato dopo aver vinto la guerra d’indipendenza (combattuta dal 1920 al 1923). A Losanna, nel 1923, fu ratificato tra la Turchia e le ex potenze alleate un nuovo accordo che cancellava le concessioni fatte ai Curdi. Il Kurdistan fu allora suddiviso tra gli altri stati. Degna di nota fu la proclamazione della Repubblica Popolare Curda (con capitale a Mahabad), nella regione iraniana, il 22 gennaio 1946, con l’appoggio dell’Unione Sovietica. Anche in questo caso, la repubblica dura poco, solo fino al ritiro delle forze sovietiche. Arrivando ai giorni nostri, gli irredentisti curdi hanno spesso fatto uso della forza, sottoforma di guerriglia o di quelli che sono definiti comunemente come atti terroristici . Ciò è riconducibile al fatto che i governi degli stati dove risiedono non soltanto storicamente non hanno accettato la loro indipendenza ma spesso hanno negato la stessa esistenza di una identità nazionale e politica curda.