LAOS

TOUR LA PERLA DELL’INDOCINA

I migliori motivi per fare la valigia:

  • La  placida ed affascinante Luang Prabang , l’antica sede reale che si affaccia sul Mekong, dove il tempo è rimasto sospeso e le ore scandite dal ritmo del Tak Bat.
  • Il misterioso sito della Piana delle Giare, ancora al centro di studi e supposizioni.
  • I coloratissimi mercati dove trovare i cibi più strani e impensabili.
  • La memoria della Guerra del Vietnam ancora viva e tangibile.
  • Contemplare lo scorrere del fiume Mekong, il più grande fiume asiatico, da sempre simbolo di vita per il popolo laotiano.
  • L’incontro con la miriade di etnie che popolano il Laos, ognuna con una sua diversa identità.
  • Camminare tra le rovine del tempio pre-Angkoriano di Wat Phu, ,capolavoro khmer non a caso annoverato tra i Patrimoni dell’Umanità
  • Il paesaggio variegato e unico di Si Phan Don, che significa in laotiano “quattromila isole“, che non ha eguali in tutta l’Indocina.

Il Wat Phou

Il Wat Phou è un tempio khmer situato nei pressi di Champasak, sulla sponda destra del Mekong, nel Laos meridionale. Il nome significa Tempio della montagna in lingua lao, e si deve al fatto di essere stato costruito sulla pendici orientali del monte Kao. La montagna possedeva un particolare significato religioso in antichità, in quanto la particolare forma del suo picco ricorda il lingam, ovvero la forma fallica sotto cui viene sovente adorato il dio Śiva. Per questo motivo, la montagna era chiamata nelle iscrizioni khmer antiche Lingaparvata, ovvero Montagna del Lingam. Nell’XI secolo è stato trasformato in un luogo di culto buddhista.La prima fonte storica a parlare del culto su questa montagna sono gli Annali della dinastia cinese Sui. Facendo riferimento ad anni anteriori al 589, l’annalista menziona un tempio sulla cima della montagna che sarebbe stato custodito da molti soldati. In effetti, sulla superficie attorno al picco sono stati trovati reperti databili ad epoca pre-angkoriana (V-VIII secolo). Il tempio, cui si accede tramite una scalinata monumentale oggi in avanzato degrado, è stato costruito a più riprese tra il VII ed il XIV secolo, sebbene la maggior parte delle strutture e dei rilievi attualmente visibili risalga al XII secolo.Il monumento fu descritto per la prima volta da Francis Garnier, membro della Missione francese del Mekong che soggiornò a Champasak nel 1866. I primi studi archeologici si devono a Étienne Aymonier ed a E. Lunet de Lajonquiére. Nel 2001 il tempio è stato iscritto nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. La missione italiana della Fondazione Lerici lavora in Laos solo dal 1993. Da allora le scoperte archeologiche si sono susseguite a un ritmo tale da promuovere il tempestivo intervento dell’Unesco (sotto la cui egida la missione italiana ora opera) che ha messo sotto tutela un territorio di ben 400 chilometri quadrati. Grande merito degli italiani è stato l’essere andati oltre il complesso monumentale di Wat Phu per cercare che cosa vi fosse attorno e capire come e perché questa regione divenne il nucleo della formazione dello stato Khmer. Un’analisi territoriale di cosi vasto respiro non ha precedenti in tutto il sud-est asiatico. Con gli strumenti della Fondazione (l’unico istituto italiano che da cinquant’anni è specializzato in “remote sensing” per l’archeologia) hanno battuto a tappeto la foresta monsonica trovando i resti di una grande città sulla riva del Mekong, con molta probabilità l’antica capitale del Chenla citata nelle cronache cinesi. E’ a tutt’oggi l’unico esempio di impianto urbano così antico (V-VIII secolo) sopravvissuto integralmente nel sud-est asiatico. Poi si sono allargati alla ricerca dei villaggi limitrofi, trovando anche templi su entrambe le rive del fiume, e più lontano un’altra città fortificata, lungo la via che conduceva ad Angkor. Hanno compreso dunque come la sacralità del luogo (ma anche la fertile pianura e la prossimità al Mekong) avesse dato vita a un’area urbanizzata di enormi dimensioni, popolata ininterrottamente per quasi un millennio. “Il sacello sul monte era accessibile solo ai bramini”, racconta Patrizia Zolese, direttore della missione archeologica italiana in Laos negli anni ’90 , “che non lo dovevano abbandonare mai. E al sovrano, in quanto dio lui stesso. Mentre i soldati nominati nelle cronache custodivano il luogo sacro, pur senza accedervi. E potevano anche controllare tutta la valle sottostante, perchè dalla cima la vista spazia su tutta la piana ben oltre la linea del Mekong. Più in basso, il grande complesso templare di Wat Phu serviva per il culto dei fedeli, di tutti coloro che non avevano diritto di accesso al sancta sanctorum. Ma che della presenza del dio e di ciò che si compiva sulla cima percepivano il riflesso diretto. A partire dal grande sacrificio che il re eseguiva annualmente, e che forniva l’occasione per una grande festa, il festival di Wat Phu”. E’ questa una tradizione tuttora viva, che raccoglie ogni anno al tempio durante il plenilunio di febbraio fedeli da tutto il Laos. Anche se oggi è la statua di Buddha a campeggiare dove un tempo era il grande Lingam di Shiva.

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DATE DI PARTENZA

  • Dal 15-12-2018 al 27-12-2018
  • Dal 05-01-2019 al 17-01-2019
  • Dal 16-02-2019 al 28-02-2019

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INDIVIDUALI

  • Quota base 2      • Euro 3230
  • Quota base 3-4   • Euro 2750

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GRUPPI

  • Quota base 5-9 • Euro 2610
  • Quota base 10  • Euro 3180 ( con accompagnatore dall’Italia)
  • Suppl. singola   • Euro 480

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