Viaggi in Mauritania e Sahara Occidentale

TOUR LUNGO LA PISTA DELL’ORO

Un Paese assediato dal deserto ma che offre alcuni dei paesaggi e delle testimonianze culturali più spettacolari d’Africa: questa è la Mauritania che visiteremo con una spedizione che ci porterà ad attraversare la battigia del Banc d’Arguin area naturale protetta che ospita oltre due milioni di uccelli migratori  e i villaggi degli Imraguen, gli antichi pescatori di muggine giallo.  Dopo aver attraversato le dune Erg Akchar e gli spettacolari paesaggi dell’Adrar raggiungeremo le mitiche città carovaniere: da Chinguetti,  che proprio in mezzo al grande mare di sabbia custodisce, da secoli, il più prezioso patrimonio di manoscritti con cui ci viene tramandato il sapere storico e culturale delle civiltà del Sahara, alle case di pietra del Ksar al Kiali della sperduta Ouadane. Scenderemo sulla luna a Guelb Er Richat, all’interno del cosiddetto “Occhio dell’Africa”. Poi ancora sabbia, nell’ Erg di Makteir e l’inseguimento al treno più lungo del mondo, il convoglio del ferro sulla linea Zouerate-Nouadhibou. Ancora Cap Blanc, tra  relitti abbandonati e foche monache,  eppoi saremo nel Sahara Occidentale da  Dakhla, l’ex spagnola Villa Cisneros lungo la costa fino a Layoune. Con la bassa marea potremo raggiungere la Casa Mar di Tarfaya,  questo porto di pescatori che  raccoglie alcuni siti storici degli anni ’20, la cui nomea è legata a Saint-Exupery il pilota-scrittore francese che qui trasse ispirazione per “Il piccolo principe”. A sud della Valle del Souss scopriremo l’antica medina di Tiznit, ormai prossimi ai suoni, alla magia e al glamour di Marrakech.

immagine_01Le biblioteche del deserto

“ All’estremità occidentale del Sahara, dentro i confini geografici della Mauritania – fatti di linee rette, segno della ripartizione coloniale francese – quattro piccole oasi minacciate dalla sabbia del deserto conservano preziosi manoscritti medievali, che le famiglie nobili si sono trasmesse di generazione in generazione. Sono Chinguetti, Oudane, Tichitt e Oulata: scoperte dall’esploratore francese Théodhore Monod negli anni Trenta e poi riscoperte dall’UNESCO negli anni Ottanta, sono oggi mèta di studiosi di ogni parte del mondo. Oggetto di controversie politiche, il recupero delle “biblioteche del deserto” è difficoltoso non solo perché va a sfiorare i conflitti ancora in atto fra le tribù e perché le famiglie non si fidano del potere centrale, ma anche perché lo stesso Stato non porta avanti con solerzia il progetto per riunirle, nonostante abbia emanato nel 1972 un’apposita legge. Quando le carovane di diecimila e più cammelli percorrevano quel fantastico ponte chiamato Sahara – un ponte fra l’Africa del Nord, il Mediterraneo e l’Africa del Sud – nelle scuole delle tende beduine, le mahadras, circolavano idee e scambi culturali. Sui dromedari venivano caricati enormi quantità di libri, oggetto di scambio con oro e sale, poi raccolti nelle biblioteche pubbliche e private del paese. Oggi queste biblioteche accolgono circa quarantamila manoscritti e molti ritengono che l’esame di questi testi potrebbe apportare elementi innovativi per la conoscenza della cultura e della storia dell’Islam. Il viaggio era una dimensione essenziale per la cultura araba e le scuole teologiche e di diritto si svolgevano conversando di fronte a tazze di tè, sotto i palmeti, nelle abitazioni dei professori e nei cortili delle moschee. All’inizio del secolo in Mauritania esistevano ancora sessanta università del deserto. In questi due ultimi decenni l’impegno dell’UNESCO è stato censire le numerose biblioteche private e impostare programmi di restauro.”( Marina Zappi).