PAKISTAN

TOUR GLI ULTIMI PAGANI DEL KAFIRISTAN (CHILAM JOSHI FESTIVAL)

Ancora una volta ci avventuriamo dentro il territorio delle Alte Valli pakistane,  in coincidenza dello Joshi Chilam Festival , nel Kafiristan (vicino al Nuristan afghano), nelle cui valli di Birir, Bumburet e Rumbur, seguendo da sempre la loro religione, lingua, cultura e modo di vestire, vivono i Kalash, etnia di origine ariana con carnagione ambrata e occhi azzurri (che ritengono di essere diretti discendenti del macedone Alessandro Magno, che fece tappa qui nel 326 aC, lasciandosi alle spalle la tradizione greca che si riflette ancora oggi nei costumi della popolazione indigena). Questo percorso si innesta in uno dei tanti rami della Via della Seta, che attraverso il Khunjerab Pass collega il Centro Asia con l’India. Da Chitral, all’ombra del Tirich Mir 7708m, la montagna più alta dell’ Hindū-Kūsh, mitica vetta per alpinisti ed esploratori, si prosegue per Mastuj Phander, attraversando fertili vallate coltivate a orzo e frutteti rigogliosi, fino a superare lo Shandur Pass, dove si trova il più alto campo di Polo del mondo. La Phander Valley, nota anche come “Piccolo Kashmir”, gode di un panorama mozzafiato sul profondo lago blu Phander Lake, concludendo a valle l’incontro con Gilgit, crocevia di pellegrinaggi e transiti carovanieri da nord a sud, di cui restano numerose testimonianze, tra cui il grande Kargah Buddha scolpito in stile tibetano. Lungo la Karakorum Highway, che costeggia il fiume Hunza, la vetta innevata del Rakaposhi 7788m domina questo percorso, ricco di campi terrazzati, particolarmente coltivati ad albicocche, mele, gelsi e noci e di epocali testimonianze geologiche. Nella lunga ansa che si apre, l’Hunza Valley, ritenuta come il luogo dove regna il mito di Shangri-lá, la terra dove la gioventù è eterna e felice e il clima sociale oggi è lontano da militanti estremistici islamici, da povertà e inquinamento. Il suo capoluogo Karimabad (nel distretto di Gilgit-Baltistan) è l’unica città al mondo, dove è possibile osservare cinque picchi sopra 7000 m in tutte e quattro le direzioni: il Monte Rakaposhi 7788 m, il Diran 7256 m, il Golden Peak 7027 m, l’Ultar- I 7388 m, e l’Ultar-II 7310 m. I suoi dintorni sono anche ricchi di testimonianze come Forte di Baltit, sede del Mir (quando c’era il regime feudale di Hunza), e il Forte di Altit vecchio di 900 anni e costruito dalla gente del Baltistan. Nei dintorni Nagar Valley propone autentici momenti di vita genuina a contatto con la gente ospitale di Hopar e la rigogliosa natura del suo territorio, mentre Passu  consente un facile avvistamento della lingua del bianco ghiacciaio Passu e del nero Batura Glacier nell’omonima valle. Quest’ultimo è il settimo ghiacciaio non polare più lungo del mondo (56 km). Gulmit nota per l’appellativo “Valle dei fiori”, per l’aspra bellezza del suo territorio, circondato da montagne, cime innevate e ghiacciai è l’ultimo ricordo del Gilgit-Baltistan, prima del rientro nella capitale Islamabad (ai piedi delle Margalla Hills), che si visita insieme alla splendida zona archeologica di Taxila, patrimonio mondiale dell’Unesco.

immagine_01Il Kalash Chilam Joshi Festival

Ogni anno per 4 giorni consecutivi  si festeggia il KALASH CHILAM JOSHI FESTIVAL, uno tra gli eventi più noti e celebrati nella comunità dei Kafir Kalash, con cui pregano per la salvaguardia dei loro campi e degli animali prima di andare a lavoro nei campi, offrendo a tal scopo il latte ai loro dèi, attraverso la sua stessa distribuzione ai propri cari. Con essa si commemora l’arrivo dell’estate e si celebra l’abbondanza dei prodotti lattiero-caseari durante la stagione. Questa festa offre un’eccellente opportunità per le persone lontane per parteciparvi, dando un messaggio di pace al mondo. La gente Kalash ama la musica e le danze al ritmo dei tamburi. Essa crede che il dio pastorale Sorizan protegge i loro greggi durante l’autunno e l’inverno, e organizza un festival invernale per ringraziare il Dio Sorizon. Un altro loro Dio, Goshidai protegge le greggi durante le stagioni estive e primaverili e perciò viene ringraziato durante il Chilam Joshi. In questa antica comunità, dove i nativi ritengono di essere i discendenti del conquistatore macedone Alessandro Magno, il primo giorno della Festa tradizionalmente tutti si recano nella Rumbur Valley per partecipare, visitando e spostandosi tra i vari villaggi, nei giorni seguenti, a secondo degli eventi che spontaneamente vengono proposti localmente senza uno schema predefinito. Risate, musica, percussioni dei tamburi, balli e i canti echeggiano in tutta la Valle Kalash, dando un  significativo senso di vittoria non solo per le popolazioni indigene del Kalash, ma per tutto il Pakistan. Il primo giorno del festival sono decorate tutte le loro case con i fiori, condividendo dal giorno seguente vino e latte tra amici e persone care, partecipando al rito di Gulparik, che consiste nel battesimo dei neonati con il latte. I loro figli appena nati vengono così battezzati, mentre tutt’intorno gli abitanti dei villaggi ballano al ritmo del tamburo e le donne cospargono il latte sulla Dea Jestak, protettrice dei figli e della casa. A Rumbur, dove comincia l’evento per poi spostarsi a catena nei villaggi limitrofi, lo Shamano (indovino) e i capi tribali formano una processione all’altare di Malosh, su un’altura sopra Grum, per sacrificare le capre agli dei. In seguito la festa si sposta a Bumburet in uno spiazzo chiamato Charsu, mentre i partecipanti  portano in mano ramoscelli appena raccolti di albicocca e si formano le coppie per il ballo a ritmo di tamburi e ritmi frenetici. Le donne vestite con i loro tradizionali abiti neri, stretti in vita da una fascia colorata, portano al collo grandi file di collane, soprattutto di corallo, e come copricapo portano uno zucchetto decorato con cipree e monete del mare con un folklore, paragonato a quella dell’antica Grecia. Le danze cominciano con la formazione di un cerchio da parte della donne. poi gli uomini si uniscono alla ”catena di danze”ci può essere un uomo e una donna o un uomo in mezzo con una donna su ogni lato, mentre gli amanti sono liberi di mischiarsi, con una mano che si avvolge intorno alla vita del partner e l’altra intorno alle spalle. Tra l’ilarità dei presenti uomini e donne si prendono a braccetto per formare una catena, rompendola spesso e litigando alla ricerca del posto giusto, vicino al compagno o alla compagna desiderata, spesso facendo smorfie di disappunto per non voler questo o quella come partner. Le baruffe scherzose continuano anche quando il ballo è in movimento, la catena si è chiusa in circolo e il cerchio gira tutto in tondo ondeggiando al ritmo del canto. Intorno i capi tribali in abiti coloratissimi narrano storie di giorni e degli eventi passati, molto apprezzati dalla comunità. Il festival non è solo un evento per annunciare la stagione primaverile, ma è importante anche dal punto di vista religioso in quanto contiene molti suoi rituali, tra cui il matrimonio di varie coppie. Questa festa è di solito preceduta dallo Spring Festival, che si tiene a Chitral il giorno precedente il Chilam Joshi, con modalità definite altrettanto spontaneamente solo pochi giorni prima del suo inizio. Nelle sue passate edizioni sono stati proposti diversi giochi e gare molto popolari e graditi, tra cui Lotta tradizionale, Lancio di pietre, Tiro con l’arco, Chaht Chahto Drek, Danza delle Spade, il Freestyle Polo e partite di Polo a dorso di asino organizzate alternativamente a quelle a cavallo, tra l’ilarità e il divertimento di locali e turisti. Il clou è sempre la partita di polo tra le squadre  di Chitral e la rivale Gilgit. Su tutte è segnalata in un trascorso evento la riedizione del Buzkashi (letteralmente significa “acchiappa la pecora”); esso noto anche come Kokpar o Kupkari  è uno sport tipico dell’Asia centrale, in cui due squadre opposte di giocatori a cavallo tentano di porre come obiettivo (al pari dei giocatori di polo che giocano con una palla) un carcassa di capra (boz) o di vitello senza testa, cercando di ottenere il controllo della carcassa e portarla nella zona punti al centro di un cerchio all’interno del campo quadrato delimitato. E’ anche lo sport nazionale dell’Afghanistan.