Viaggi in Tibet

TOUR L’ANTICO KHAM E IL FESTIVAL DI KATHOK

Viaggio nell’affascinante terra dei fieri Khampa fra antichi templi, remoti monasteri e mandrie di yak. Scopriremo la regione orientale del Tibet, conosciuta come Kham in occasione del festival del remoto monastero di Kathok. Per la prima volta raggiungeremo due luoghi assolutamente unici: Yarchen Gar e Larung Gar. Più di settemila monache vivono a Yarchen Gar nella più grande comunità del buddhismo tibetano del mondo. Le monache si dedicano allo studio, alla preghiera e alla meditazione. In inverno, per cento giorni, meditano dall’alba al tramonto in piccoli cubicoli. Larung Gar, invece, è la più grande università buddhista del mondo. Sembrano scatole impilate sulla montagna… ma sono le abitazioni di circa 40.000 monaci buddisti, gli abitanti dell’ inconsueta e particolare città-studi di Larung Gar, sorta intorno ad un monastero tibetano, quasi inaccessibile tra le montagne.
Ma sulla Sichuan -Tibet Highway sono nascosti altri tesori come l’ antica stamperia di Derge, che conserva oltre 200.000 matrici intagliate di testi sacri di tutte le scuole tibetane. La cultura tibetana sopravvive in questo alternarsi di valli selvagge e remote, montagne decorate da bandiere di preghiera e parole sacre, ghiacciai divini, praterie d’alta quota punteggiate da yak .  Un viaggio che prevede anche un’estensione : la magnifica Valle di Jiuzhaigou un caleidoscopio di immagini color smeraldo e turchese tra laghi e splendide cascate.

immagine_01Danze Cham al Festival di Kathok

Le celebrazioni religiose tibetane comprendono anche momenti di danza sacra, il cham, in cui i monaci, indossate maschere di divinità terrifiche, ripropongono vicende e varianti dell’antichissimo tema della lotta tra il bene e il male. Gli abiti indossati per le cerimonie sono fastosi e ricchi di pesanti simboli preziosi. Dominano le tonalità rossa e gialla, i colori della luce. Vengono usate anche le armi. Una è il phurba, il pugnale a tre lame fatto di metallo o di legno: è uno strumento carico di energia, che viene inteso anche come simbolo della consapevolezza interiore. Un altro strumento è il dri, la spada, che viene usata per tagliare i nodi dell’ignoranza e dell’attaccamento. Per ridurre la tensione fra gli spettatori, fra un pezzo e l’altro entrano in scena gli atsara, maschere grottesche che si rifanno a santi e maestri indiani. Sorta di buffoni, costoro hanno lo scopo di intrattenere e divertire il pubblico.
La danza sacra è una sorta di rito in cui la divinità evocata con la meditazione è rappresentata da un attore che indossa la maschera. La sceneggiatura è opera di monaci sulla base dei testi tramandati attraverso le generazioni. Le maschere, anche quelle dall’aspetto animale, sono state create per rendere visibili le divinità che sono frutto della mente umana. Solo quando l’iniziato riuscirà a superarle si renderà conto che di fatto non esistono.  A portare le maschere sono monaci addobbati con ricche vesti colorate. Le danze sono ritmate dal suono dei tamburi, i cui suonatori siedono ordinatamente in fila. Tutti i monaci che non prendono parte in veste di attori sono presenti ed assistono con entusiasmo. La cerimonia in genere dura diversi giorni. La realizzazione dei costumi è complessa e richiede molta competenza. Realizzate in legno e cartapesta, le maschere non solo vengono costruite e dipinte, ma conservate e all’occorrenza anche rinnovate. Il monastero è orgoglioso di questo suo patrimonio.