ERITREA

TOUR AFRICA ORIENTALE

E’ la nostra primogenita colonia, un territorio con un’incredibile diversità di culture, di climi e di genti.  Se da una parte in nessun altro Paese straniero si potrà trovare un’ italianità così palpabile e tangibile, dall’altra si rimarrà stupefatti dalle continue scoperte umane e culturali dei diversi gruppi etnici locali. E poi quell’unico arcipelago di 209 isole, le Dahlak, il cui ambiente marino  è considerato tra i più belli del mondo. Si parte da Asmara, il cui passato coloniale è evidente ed intuitivo: il decò, il modernismo e il razionalismo italiano si materializzano nelle case, nei palazzi e nelle diverse forme di architettura sparse nel perimetro cittadino. Gli italiani qui si rimpiangono ancora, anche perché ciò che è venuto dopo, dall’occupazione inglese al conflitto eterno con l’Etiopia, è stato molto peggio. Come si può non saltare sul vagone di terza classe dell’ atavico treno Massaua – Asmara, oggi ridotto ad una corsa panoramica di andata e ritorno di  50 km fino a Nefasit, dove magari una signorina vi prepara e vi  serve, nella coreografica forma tradizionale, una prelibata tazza di caffè. Di lunedì poi saremo a Keren, dove troveremo i fieri Bilen e le altre etnie della zona impegnati in fervide contrattazioni al mercato dei cammelli. E mentre gli uomini sono intenti a negoziare quadrupedi, le donne si mescolano in un’orgia di colori e profumi nel mercato tradizionale, dove risplendono i famosi mastri argentieri . Poi giù,  precipitando nella piana di Massaua per prendere il mare aperto tra le isole Dahlak e navigare fra questi solitari lembi di terra affiorati dal mare, brulli e bruciati dal sole, inframmezzati da spiagge e calette di sabbia corallina.  Il sambuco farà ritorno a Massaua, città  dalle architetture fatiscenti e cadenti che avrebbe bisogno di un’adeguata ristrutturazione ma anche così la sua via principale e le facciate storiche ci narrano del suo passato glorioso come casa di arabi, italiani, ottomani e portoghesi. Ritorno sull’altopiano per goderci l’arte in alcune piccole e graziose chiese copte e scoprire la civiltà pre axumita tra i misteriosi resti di Metara e Kohaito, trovando l’eterna primavera nella valle dei maestosi sicomori.

Gli Ascari

Quando gli italiani arrivarono sulle coste del Mar Rosso si resero conto che le difficili condizioni ambientali mettevano fuori gioco i soldati del Regio esercito. Per questo, i comandi iniziarono a pensare alla creazione di una milizia territoriale. Nel 1887, gli ascari vennero inquadrati come soldati regolari dal generale Antonio Baldissera. Due anni dopo vennero creati i primi quattro battaglioni. Gli ascari non erano solo eritrei, ma anche sudanesi e yemeniti. Indossavano un copricapo rosso, simile al fez, chiamato tarbush e alla vita portano una fascia con i colori del battaglione. I reparti erano comandati da ufficiali italiani, mentre i graduati (sciumbasci) erano locali.
I reparti coloniali (ai quali si aggiungevano i dubat somali e i soldati libici) hanno partecipato a tutte le principali campagne africane dell’esercito italiano. Gli ascari combatterono anche contro l’esercito etiope nelle due disastrose (per gli italiani) battaglie di Macallè e Adua. Anche la riconquista della Libia (1920-1932) venne affidata agli ascari. Solo la loro determinazione e il loro coraggio permisero di soffocare (anche violentemente) la rivolta anti-italiana guidata dai sensussi. Lo stesso si può dire per la conquista dell’Etiopia, il cui «merito» va quasi interamente attribuito alle truppe coloniali. La voglia di vendicarsi degli «odiati etiopi» (che per secoli avevano vessato le popolazioni dell’odierna Eritrea) fece sì che quando Benito Mussolini dichiarò guerra ad Addis Abeba, migliaia di eritrei corsero ad arruolarsi (nel 1935, circa il 40% degli eritrei maschi serviva nell’esercito italiano). Lo scoppio della seconda guerra mondiale vide di nuovo le truppe coloniali schierate in prima linea. Il loro contributo di sangue fu enorme (anche se non si sa con precisione quanti furono i caduti eritrei). Nell’Italia gli ascari vedevano la nazione che li aveva affrancati dal giogo della dominazione dei negus. Tanto è vero che molti di loro, dopo la guerra, di fronte alla prospettiva (che poi si verificò) di una federazione (leggi annessione) con l’Etiopia, chiesero di tornare con l’Italia. (testo tratto da un articolo di Enrico Casale).

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DATE DI PARTENZA

  • Dal 18-11-2016 al 27-11-2016
  • Dal 23-12-2016 al 01-01-2017
  • Dal 18-02-2017 al 27-02-2017
  • Dal 14-04-2017 al 23-04-2017

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INDIVIDUALI

  • Quota base 4 • Euro 2280
  • Quota base 6 • Euro 1800

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GRUPPI

  • Quota base 12 • Euro 2280
    (con accompagnatore dall’Italia)
  • Suppl. singola • Euro 230

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