articolo_corea_del_nord_01

L’ultimo vero “regno eremita” del pianeta, dove vigono regole e dottrine fuori dal tempo, capace di resistere al crollo del Muro di Berlino, anzi, di trovare da quell’avvenimento la determinazione a non cambiare rotta. Tecnicamente ancora belligerante, poiché l’armistizio del 1953 con la Corea del Sud ha semplicemente condotto ad un cessate il fuoco e non ad un vero e proprio trattato di pace. Ma è questo, de facto, che ci incuriosisce e che lo rende, negli anni della globalizzazione, un luogo dove i termini ignoto e diverso hanno ancora un senso concreto.

articolo_corea_del_nord_02

Già la prima sera ci rechiamo al May Day Stadium di Pyongyang per assistere ai Mass Games. Lo spettacolo dura un’ora e mezza ed è semplicemente meraviglioso: viene rappresentato l’Arirang, la gloriosa storia della Repubblica Popolare di Corea. Dalla cacciata dei giapponesi ai giorni nostri, un ballo coreografico che può coinvolgere sino a 100.000 figuranti: una parte compone le decine di scenari colorati con un incredibile maestria e perfetto coordinamento. Sul terreno ballerini, danzatori, acrobati, compongono il resto delle figure. Si può tranquillamente affermare che si tratta di uno spettacolo unico al mondo.

articolo_corea_del_nord_03

Pyongyang, la capitale, è l’epressione del potere della “Santa Trinità”: il padre, Kim Il Sung, che dopo aver guidato le operazioni di guerriglia contro i giapponesi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, divenne “The Great Leader”. Il figlio, Kim Jong-Il, il “Dear Leader”, ai vertici del potere dal 1994. Lo Spirito Santo, la Juche, divenuta vera e propria ideologia di stato dal 1972, come concetto di autodeterminazione, identità, autosufficienza economica e militare. Monumenti, statue colossali, ritratti, tutto nella capitale è finalizzato al culto della “Santa Trinità” che ha il suo zenith nel mausoleo in cui giace nello splendore sepolcrale il corpo imbalsamato di Kim Il Sung.

articolo_corea_del_nord_04

La settimana di lavoro è terminata e i Coreani si dedicano alle attività ricreative: le donne e i bambini conversano allegramente, c’è chi si rilassa con una partita a dama e chi preferisce mettere alla prova la propria abilità con vecchi e semplici passatempi come il tiro al bersaglio con un fucile spara turaccioli o una palla e un piccolo canestro da centrare. La collina di Moran Hill, sopra Pyongyang, si anima: è tempo di pic nic, canti, balli o attività rilassanti come la pittura o la ginnastica all’aperto.

articolo_corea_del_nord_05

Si imbocca l'”autostrada della Riunificazione”, la Pyongyang – Seul, naturalmente interrotta al 38° parallelo, presso Kaesong. Si entra nella DMZ e più precisamente nella JSA (Joint Security Area), l’area di sicurezza congiunta indicata con il nome del villaggio di Panmunjom. L’uno di fronte all’altro sorgono due edifici di cemento, punti d’osservazione dei due eserciti antagonisti, su uno spiazzo privo di barriere, con soldati schierati su ambo i lati, immobili, separati soltanto da una striscia di cemento larga 40 cm.. Dipinte d’azzurro, alcune costruzioni “a cavallo tra le due Coree” vengono utilizzate come sede di negoziati e per mostrare ai visitatori la contrapposizione fra le forze in campo.

articolo_corea_del_nord_06

La Corea pre rivoluzionaria: il Pyohon Temple, un luogo magico immerso nella natura. Qui è conservata la collezione di 800 tavolette in legno con i precetti delle scritture del Bhuddismo Triptaka Koreano. Il Mausoleo del re Kongmin della dinastia Korio: i Korio regnarono dal 918 al 1392, poi rimpiazzati dalla dinastia Ri, che arrivò sino al 1910, anno in cui la Corea venne definitivamente colonizzata dai giapponesi. Il Songbul temple: il tempio più antico del paese. In Corea del Nord la società si può considerare atea, e la religione pur essendo libera non ha praticamente seguito popolare. I templi sono custoditi dai monaci (circa 200 ), i quali ricevono direttamente dal governo un contributo economico.