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Il nostro viaggio inizia sul Baria, il traghetto che ha mandato in pensione lo storico Expresso Dos Bijagos. Il traghetto è utilizzato dai locali per raggiungere Bubaque, capoluogo delle Bijagos. Come noi viaggiano per partecipare al Carnevale: ragazze molto belle con l’abito della festa, musicisti, famiglie intere. L’atmosfera è unica: musica latina e caraibica, venditori ambulanti di carulains (cocktail locale con cana, latte e caffé), “street food”, il tutto tra merci stipate, bagagli ed animali. Dopo cinque ore sbarchiamo a Bubaque, in un porto molto originale circondato da baobab e palme.

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E’ il giorno della sfilata del Carnevale delle Bijagos a Bubaque: cinque gruppi diversi, appartenti ognuno ad un’isola ed ad una differente scuola incaricata di mantenere vive le tradizioni, si affrontano in una competizione che porterà i vincitori a sfilare due giorni dopo al Carnevale di Bissau. Stregoni, maschere di animali, guerrieri, militari, ragazze vestite solo con un gonnellino di rafia sfilano lungo la via principale. Cuori e colori di queste isole ancora vergini.

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Tra le Isole Bijagos: in motoscafo raggiungiamo Canhabaque. In un villaggio è in corso il Rito dei Defunti: le donne dopo essere uscite da un’abitazione sacra improvvisano un ballo a ritmo di tam tam, con delle maschere utili a richiamare lo spirito del defunto nel villaggio. In un altro villaggio assistiamo alla Festa Usamo, o di Fine Iniziazione, che rappresenta il passaggio dei maschi da adolescenti a guerrieri. L’iniziazione dura 8 anni, durante i quali, gli iniziandi, vivono nel bosco sacro senza aver alcun contatto con le donne, seguendo lezioni di vita e imparando a procurarsi cibo, a difendersi e a superare prove di coraggio. Nel villaggio viene festeggiata la fine degli 8 anni di castità degli iniziandi. Prima di approdare a Bissau raggiungiamo Bolana, sull’isola omonima, antica capitale della Guinea Bissau, decadente come il monumento fatto erigere da Mussolini nel 1931 in memoria dei 5 aviatori italiani, morti durante la trasvolata atlantica verso il Brasile.

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Alle 4 del pomeriggio ci rechiamo sulla grande avenida dove si tiene il Carnevale di Bissau, la gara tra i gruppi regionali vincenti che sfilano seguendo il tema “Pace e Sviluppo”. E’ un’esplosione di colori e puro divertimento per gli abitanti della città, che si scatenano per le strade in danze euforiche, urli e canti accompagnati dalle tradizionali percussioni. I gruppi partecipanti si travestono e si truccano in una mescolanza di cultura portoghese, che ha portato fin qui la samba, e di antichi rituali locali.

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Lungo le piste del Senegal attraversiamo villaggi Peul, Bassari e Bedick. I Peul, pastori nomadi che popolano tutta la fascia subsahariana, sono l’etnia meno povera della regione perché possessori di molti capi di bestiame ed i loro villaggi ne sono la dimostrazione perché costituiti da capanne molto belle e curate. Le capanne dei Bassari, invece, si differenziano da quelle Peul perché hanno gli strati più bassi in pietra e sono intonacate all’interno. I Bassari sono animisti anche se l’islam ed il cristianesimo evangelico e cattolico stanno piano piano infiltrandosi. Il capovillaggio viene scelto dagli anziani capiclan o capifamiglia tra i figli del precedente capovillaggio al momento della sua morte. Quando una persona muore viene interrata ma il suo funerale si svolge solo dopo alcuni mesi, cioè quando la famiglia è in grado di poterselo permettere (normalmente dopo il periodo delle piogge), e fintanto che non si svolgerà il funerale lo spirito del morto non troverà pace. La poligamia è normalmente praticata. La mortalità infantile è talmente elevata che ai figli non viene dato il nome fino all’età di due anni. Presso i Bedick, invece, assume importanza fondamentale nella vita di un uomo il rito dell’iniziazione che avviene a 15 anni quando, dopo la circoncisione, i giovani maschi vanno a vivere per sei mesi nel bosco sacro (dove devono provvedere alla propria sussistenza) terminati i quali tornano al villaggio dove si tiene una grande festa con le maschere che sancisce e certifica l’avvenuta iniziazione.

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Le ultime tappe del viaggio attraverso il Mali: passiamo la frontiera di Kenieba per raggiungere un villaggio Malinke dove l’attività principale è quella di isolare le pagliuzze d’oro setacciando la terra dilavata con l’acqua proveniente dalla vicina miniera a cielo aperto. Poi deviamo lungo la pista pietrosa che si inerpica sui fianchi della Falesia di Tamboura, utilizzata fin dall’antichità dalle carovane dell’oro dirette verso il Sahara ed il Mediterraneo. Dopo una sosta al mercato colorato di Manantali, raggiungiamo per la notte il villaggio Malinke di Fodebougou. Al tramonto scaliamo a piedi la falesia dove è stata scoperta una grotta piena di pitture rupestri e dopo cena assistiamo al ballo della maschera tradizionale Chiwara Malinke ( Spirito dell’Antilope). L’ultima meta è la capitale Bamako: è domenica, giorno di matrimoni in città e noi abbiamo la possibilità di vederne uno seguendo gli sposi nelle loro visite alle case dei parenti. Poi raggiungiamo il famoso mercato del riciclo, una specie di girone dantesco, dove si riciclano gli articoli di metallo, si rifondano e utilizzando la materia prima se ne riscostruiscono altri con l’abituale ingegno pratico africano. E’ ora di ritornare a casa, anche questa volta l’Africa delle regioni più sconosciute non ha deluso i nostri cuori.

( foto e testi: Gabriele Pieri)