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Dopo l’arrivo a Kolkata si vola a Guwahati, capitale dell’incantevole Assam, lo stato del nord est che occupa la fertile valle del Brahmaputra. Ecco 4 dei suoi paesaggi tipici: la foschia bluastra domina spesso il paesaggio all’alba e al tramonto, mentre un verde acceso si estende sulle sconfinate e curatissime piantagioni di tè. La pianura è puntellata dalle abitazioni a palafitta dei “Mishing”, gli “Scomparsi”, un gruppo di Adivasi spostatisi dall’Arunashal Pradesh e così denominati dagli inglesi durante l’epoca coloniale, per rimarcarne lo sradicamento dalla loro terra d’origine. Questa etnia vive ai margini della società assiamese, mantenendo lo stile originario delle abitazioni a palafitta, al contrario del resto della popolazione della regione che costruisce le case solo col piano terra. I Mishing lasciarono l’Arunashal dopo essere stati sconfitti durante le guerre tribali, stanziandosi nelle pianure del Brahmaputra, aree più facili da coltivare e con condizioni di vita meno aspre rispetto a quelle di montagna.

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Il re delle praterie del Kaziranga è il rinoceronte unicorno indiano. Qui ne vivono 1855 esemplari, oltre i due terzi del totale mondiale della specie. Ma il nostro gruppo è particolarmente fortunato: uno stupendo esemplare di tigre attraversa la strada propria davanti ad una delle jeep. L’attimo è fuggente e purtroppo nessuno degli occupanti riesce a “catturare” la belva con l’obiettivo fotografico. Ma nel Kaziranga vivono molte altre specie: elefanti, cervi delle paludi, bufali, moltissime specie di avifauna. Tutte facilmente avvistabili durante il safari a dorso di elefante o in 4×4.

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Majuli Island è la più grande isola fluviale dell’India, la seconda al mondo dopo la brasiliana Bananal Island, un piccolo paradiso che si caratterizza per uno scintillante groviglio di risaie e pascoli acquitrinosi disseminati di fiori. Ma Majuli è soprattutto il centro mistico della religione hindu popolare neo-vaishnavita, con i suoi ben 22 antichi satra. L’isola è pronta per il Ras Mahotsav Festival, la festa più importante dell’anno. Quando visitiamo il “mask master”, i suoi adepti hanno preparato maschere e creature animali di cartapesta, demoni e avatar che verranno utilizzati per rappresentare personaggi epici durante le celebrazioni. Ma questo scrigno verde sta sparendo, ogni anno l’innalzamento delle acque del Brahmaputra e le innondazioni si mangiano l’isola. 35 villaggi sono stati cancellati negli ultimi anni, senza un intervento dell’UNESCO, l’isola e la sua gente non hanno futuro.

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Le montagne che circondano Mon sono l’unica zona del Nagaland dove sopravvivono alcuni Konyak “tagliatori di teste”. A Chuhi risiede un ultimo guerriero di 90 anni che vanta 5 nemici uccisi e relative teste decapitate. A Longwi, la longhaus del capotribù è posizionata a metà tra l’India e il Burma: lui, lo si può ancora trovare a fumare l’oppio coltivato illegalmente nelle montagne vicine birmane. A Sanga Chin si possono vedere gli ultimi teschi, in tutti gli altri villaggi sono stati distrutti o sepolti dalla chiesa Battista che ha cancellato ogni segno di quest’ ancestrale cultura “pagana”. E pensare che ancora alla fine degli anni ’60 i membri delle tribù non indossavano vestiti e l’amore libero era praticato nei villaggi e nella foresta. L’ultima testa, invece, venne tagliata nel 1992, non qui, ma nella zona del Tirap, durante uno scontro tra villaggi Nocte.

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L’Hornbill Festival di Kohima: realizzato dallo stato del Nagaland, per non dimenticare le culture delle minoranze. Il festival dura una settimana ma da non perdere sono i primi 2 giorni. Nel primo, nella “main arena”, sfilano tutti i gruppi etnici delle altre “7 Sorelle”: Assam, Arunashal, Mizoram, Manipur, Tripura e Meghalaya. La seconda giornata è dedicata a tutti i gruppi etnici del Nagaland: Angasmi, Ao, Chakesang, Chang, Damasa, Garo, Konyak, Khiamniungan, Kuki, Lotha, Pochury, Phom, Rengma, Sangtam, Sumi, Yimchungru e Zeliang, che si alternano in un tripudio di colori, danze e musiche.