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Lasciata la moderna Chengdu non bisogna percorrere molti chilometri per scoprire l’anima più tradizionale del Sichuan. Superata Shimian, cominciamo la salita verso Kangding, porta d’accesso alla Cina Tibetana. Lungo il tragitto sostiamo a Luding per attraversare lo storico ponte di ferro, costruito durante l’epoca della dinastia Qing. Su questo ponte lungo 100 metri ebbe luogo una storica battaglia: il 29 maggio 1935 l’esercito comunista raggiunse il ponte scoprendo che le truppe del Kuomintang lo avevano battuto sul tempo: le assi erano state rimosse e i nemici tenevano sotto tiro il ponte. Come reazione, 20 soldati comunisti armati di bombe a mano attraversarono il ponte aggrappandosi alle catene laterali e, giunti sull’altra sponda, sconfissero gli uomini del Kuomintang. L’impresa permise alla Lunga Marcia di proseguire, prima che arrivasse il grosso dell’esercito nemico.

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Lungo la leggendaria Sichuan-Tibet Highway entriamo nel Kham, una delle province tradizionali dell’ Antico Tibet, un vasto paesaggio di praterie e montagne puntellate di accampamenti e mandrie di yak. Si percorre la grande Valle di Tagong (3750 mt), fino a raggiungere l’omonimo villaggio tibetano, dove si trova il famoso Monastero di Tagong, eretto nel VII secolo proprio nel punto in cui cadde alla principessa cinese Wencheng una preziosa statua del Buddha Jowo Sakyamuni.

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Dalle ampie praterie di Tagong si scende in picchiata all’interno della Valle di Danba (1900 mt), una profonda gola in cui confluiscono 3 fiumi impetuosi . Questa stretta valle è costellata da antiche torri di guardia qiang, alcune delle quali risalenti a oltre 1000 anni fa. Queste torri avevano per lo più uno scopo difensivo: in caso d’attacco di tribù nemiche, le famiglie (nelle torri a 4 angoli) o clan interi (nelle più grandi a 6 ed 8 angoli) vi si andavano a rifugiare. L’orgoglio della valle sono anche i bellissimi villaggi tradizionali, come Jiaju: immersi nella natura, dalle tipiche case dipinte tibetane, ricche di decorazioni e simboli buddhisti di buon auspicio e protezione. Il tetto piatto viene utilizzato per seccare le granaglie per l’inverno, mentre all’ultimo piano, quasi tutte hanno una piccola camera trasformata in tempio, per le preghiere della famiglia.

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Il monaco osserva l’ingresso al monastero Serti Gompa di Taktsang Lhamo (Langmusì, 3200 mt), incastonato in mezzo alle stupende montagne dell’ Amdo tibetano. Fino a qualche anno fa questo era un avamposto solo per yippies cinesi, alla ricerca di un luogo isolato fra monasteri, bandiere di preghiera mosse dal vento, stupa diroccati e praterie d’alta quota. Dopo Langmusì, con l’ingresso in Gansu, piano piano alle “grasslands” si sostituiscono i terreni coltivati dei tibetani stabilizzatesi nei numerosi villaggi lungo la strada, fino a raggiungere il centro principale di Hezuò

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Attorno al palazzo di Milarepa i fedeli compiono il loro kora. Questo splendido edificio, dall’architettura insolita per il mondo tibetano, alto ben 8 piani, contiene un numero straordinario di bodhisattva, statue buddhiste, immagini di lama, effigi tantriche e rappresentazioni di Sakyamuni e Guanyin.

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Monaci e fedeli di Labrang: questo è uno dei 6 maggiori monasteri tibetani dell’ordine Gelupta (berretti gialli): templi, tratsang (istituti monastici), cappelle, dormitori formano questo stupefacente complesso. Per visitare Labrang è d’obbligo partecipare ad una visita guidata da un monaco (2 volte al giorno in inglese). Vi si trovano scuole d’arte, di medicina, di tradizioni buddiste pagane e religiose. Percorriamo il lungo kora attorno al monastero (3 km), fiancheggiato da file di ruote della preghiera, chorten e cappelle. E alla sera la migliore cena del viaggio: alla Labrang Tavern, solo piatti tipici tibetani: qui servono la migliore pecora bollita del Tibet, accompagnata da intingoli piccantissimi, per chi ama il sapore selvatico della carne. E da bere un semplice e bollente bicchiere d’acqua, proprio come i vecchi nomadi delle fredde montagne.

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Un altro luogo mistico: i monasteri di Repkong. Qui vive e prospera la più importante scuola artistica per la manifattura dei thangka, immagini devozionali dipinte su tela. Visitiamo la casa-laboratorio di una dei più importanti maestri locali. Le tele sono dei veri e propri capolavori, vengono vendute anche per alcune migliaia di euro, ma il dipinto può avere occupato l’artista anche per un intero anno.

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Prima di terminare il nostro viaggio a Xining, attraversiamo il territorio Salar, minoranza etnica di origine centroasiatica, tra incredibili canyons multicolore e sterminati campi di colza in fiore. I musulmani Salar sono originari di Samarcanda e parlano una caratteristica lingua di ceppo turco. E’ il nostro saluto a questa terra di grandi culture e tradizioni.